
L’Encefalopatia
Spongiforme Bovina BSE (Bovine Spongiform Encephalopathy) è una malattia
neurologica degenerativa che colpisce i bovini e appartiene al gruppo di malattie denominate Encefalopatie Spongiformi Trasmissibili
(TSE). E' causata da un agente chiamato “prione”, una proteina capace di
modificarsi divenendo tossica e provocando la distruzione delle cellule
cerebrali. E' stata individuata per la prima volta in Gran Bretagna nel
1986.Tutte le TSE sono caratterizzate
da un lungo periodo di incubazione, sintomatologia di tipo neurologico, decorso
clinico progressivo e costantemente fatale e lesioni di tipo prettamente
degenerativo a livello del sistema nervoso centrale. Non si rilevano lesioni
infiammatorie o risposte immunitarie da parte dell’organismo, mentre è
costantemente presente la proteina specifica ("prione") responsabile dello sviluppo delle lesioni
degenerative. Nell’uomo sono descritte varie forme di TSE ma tra tutte
assume un interesse particolare la Malattia di Creutzfeldt-Jakob (MCJ) e la sua
nuova variante (nvMCJ). Quest’ultima variante che, secondo gli
ultimi studi , rappresenterebbe la manifestazione della BSE bovina
nell’uomo, ha fatto la sua comparsa nel
Regno Unito nel 1995. Le morti accertate causate dalla “nvMCJ” sono
fino ad oggi 84 in Gran Bretagna, tre in Francia, e una in Irlanda. In Italia
invece , fino ad ora, non è stato accertato nessun caso di morte per la
variante umana del morbo di Creutzfeldt Jakob. Le morti di cui hanno spesso
parlato i mezzi di informazione si riferivano al ceppo principale della
malattia (MCJ) che non ha nessun rapporto con l'infezione bovina.
MISURE DI PREVENZIONE
L’ampia
diffusione della malattia nel bovino è
strettamente correlata alla somministrazione di farine di carne ed ossa
ottenute da carcasse di bovini infetti.
Il riciclo delle carcasse infette, nonché le modifiche tecnologiche apportate a
partire dal 1981-82 (abbassamento delle temperature ed abbandono del solvente
per l’estrazione dei grassi), avrebbero consentito il riciclaggio e
l’amplificazione di una malattia bovina rara e non ancora identificata. Per
porre rimedio a questa contaminazione da farine di carne contaminate sono stati
presi provvedimenti legislativi per quel che riguarda l’alimentazione dei
ruminanti sia a livello di singoli Stati membri, a partire dal Regno Unito
(divieto di utilizzo delle farine di carne ed ossa di ruminanti per
l’alimentazione dei ruminanti, 1988), sia a livello Comunitario (1994).L’Italia
ha adottato nel corso degli anni scorsi moltissimi provvedimenti nei confronti
della BSE ; il primo provvedimento ufficiale risale al 15/11/1989 dove si
vietava l’importazione di farine di carne di ruminanti dalla Gran Bretagna.
Successivamente, a seguito anche delle Decisioni comunitarie, è stata vietata
la somministrazione di farine di carne di mammifero ai ruminanti (O.M.
28/7/94). Poco dopo , a seguito delle difficoltà riscontrate nel differenziare la specie di origine durante
l’analisi delle farine, è stata ulteriormente vietato l’utilizzo e somministrazione
delle farine di tutti i mammiferi nell’alimentazione dei ruminanti.Oltre al
controllo della possibile trasmissione
della malattia attraverso la somministrazione delle farine di carne, sono state
intraprese ulteriori iniziative attraverso
disposizioni che hanno bloccato
l’introduzione assoluta o parziale di bovini da allevamento provenienti da
Stati considerati a rischio (Gran Bretagna, Irlanda, Svizzera, Portogallo e adesso Francia).
Inoltre,
al fine di prevenire l’eventuale
utilizzo dei tessuti considerati
potenzialmente infetti (materiale specifico a rischio), sia per l’alimentazione
animale che per quella umana, una specifica norma ha previsto che il cranio,
inclusi il cervello e gli occhi, le tonsille , il midollo spinale e l’ileo
di bovini di età superiore a dodici
mesi devono essere distrutti previa rimozione al momento della
macellazione sotto il controllo dei Veterinari Ufficiali del Servizio di Igiene
degli Alimenti di Origine Animale. Un
ulteriore controllo viene sistematicamente effettuato da parte del Servizio di
Igiene degli Allevamenti e delle Produzioni Zootecniche monitorando i mangimi
somministrati ai bovini sia a livello di
allevamento sia presso i
mangimifici per verificare l’eventuale
utilizzo fraudolento di farine carnee per i ruminanti.Gli oltre 1300
allevamenti bovini da ingrasso e da latte, a carattere familiare o industriale,
presenti sul territorio provinciale, vengono costantemente controllati con
idonei sopralluoghi ispettivi da parte dei Veterinari del Servizio di Sanità
Animale al fine di evidenziare la
presenza/assenza di eventuali capi con sintomi riferibili alla BSE. Nel corso
di questi anni in tutti gli animali che hanno sostato nelle aziende della
nostra provincia, come per il resto di tutto il territorio nazionale, non sono
mai stati riscontrati casi clinici e manifesti di BSE; nel 1998 e 1999, secondo una disposizione della
Regione Lombardia che prevedeva specifici test di laboratorio su eventuali capi
che presentassero dei sintomi
riferibili a lesioni del sistema nervoso, sono stati controllati due
bovini provenienti dalle nostre aziende che
sono comunque risultati negativi.
Non ultimo
occorre ricordare che, al fine di prevenire la diffusione della malattia, nel caso di
riscontro anche di un solo bovino positivo alla BSE, vengono obbligatoriamente distrutti tutti i
capi presenti nell’allevamento.
DIAGNOSI
DELLA MALATTIA
In questo
momento la diagnosi certa della TSE, sia umana che animale, si può effettuare
soltanto post-mortem con l’esame istologico del cervello o con
l’identificazione della proteina marker del prione. Queste analisi consentono
inoltre di identificare e distinguere la forma classica di MCJ dalla nuova
variante. I “test rapidi” , previsti dalle recenti disposizioni e resi obbligatori
su tutti i capi al di sopra di una certa età, vengono anch’essi effettuati post-mortem
su campioni di tessuti cerebrale degli animali abbattuti e mirano a
rivelare la presenza di prioni alterati ; sono così definiti solo per il minor
tempo di attesa intercorrente tra l’inizio dell’analisi e la lettura
dell’esito.