PUNTO SALUTE
UN SERVIZIO
DELL’ASL
PER INFORMAZIONE
E PREVENZIONE DI
AIDS - INFEZIONE DA HIV,
MTS,
-
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Presentazione
del Punto Salute
1) A chi è rivolto?
2)
Come è nato
3)
Come funziona?
4)
Le attività svolte dal Punto salute
5)
Chi sono gli
operatori?
A chi è rivolto?
Il punto salute è un servizio offerto a tutta la popolazione
della ASL di Lecco che ha bisogno di informazioni, prevenzione, sostegno, aiuto
per le problematiche legate all'HIV, alle malattie sessualmente trasmissibili
ed ai comportamenti a rischio
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Orari del Punto Salute e riferimenti telefonici
Lecco
Martedì 13.00-16.00
Tel 0341 482685
Merate
Mercoledì 9.00-11.00
Tel
039.5916520
Come è nato?
Il Gruppo C,
poi denominato Punto Salute dal 2001, ha iniziato la propria attività nel
novembre del 1996, in adempimento al “progetto operativo per l’attuazione di
nuove linee preventive dell’infezione da HIV”, deliberato nel 1995 dall’ex USSL
7 di Lecco.
Esso ha voluto riproporre a
livello locale la metodologia del “Network Italiano Gruppo C”, incentrato
sull’offerta alla popolazione generale di un programma di screening per l’HIV.
L’obiettivo generale di tale
programma consiste nell’individuare il più precocemente possibile i soggetti
portatori dell’infezione, riducendo il numero dei portatori del virus che non
sanno di esserlo, permettendo loro di sottoporsi precocemente agli opportuni
interventi educativi, diagnostici e terapeutici.
Come funziona?
L’adesione allo screening avviene
tramite l’accesso volontario all’ambulatorio.
Il prelievo é gratuito, non
necessita di ricetta medica.
Come indicato dall’OMS,
contemporaneamente all’esecuzione del test viene assicurato un corretto
approccio di pre e post - counselling, un colloquio nel
corso del quale vengono discussi comportamenti
a rischio e le norme profilattiche, in modo da
sviluppare nuove strategie preventive e personalizzate per la prevenzione del
rischio, tenendo conto delle conoscenze, dei valori e dei determinanti del
comportamento a livello emotivo-motivazionale.
Tutte le operazioni vengono
effettuate in completo anonimato.
Questa scelta é garanzia di riservatezza e favorisce il rapporto fiduciario
operatore - utente e struttura - utente.
La persona che si rivolge al
Gruppo ha la possibilità di ottenere un supporto psicologico e, in particolare
per i sieropositivi e i loro partner, di ricevere informazioni circa aspetti
sociali e legali.
Accanto ad interventi di tipo
individuale, il Gruppo effettua attività di educazione sanitaria in
collettività scolastiche.
Le attività svolte dal
Punto salute sono di seguito elencate:
1.
centralino d’ascolto con segreteria telefonica (0341/482685)
2.
sportello informazioni presso la sede del Distretto di Lecco in Via
Tubi 43 – Lecco, piano seminterrato
3.
counselling pre-test per la determinazione degli anticorpi anti- HIV
4.
prelievo ematico (in anonimato e gratuito) per gli anticorpi anti-HIV
5.
counselling post-test per le indicazioni sul da farsi in caso di
positività
6.
consulenze specifiche su problematiche di tipo sociale ( inserimento
soggetti sieropositivi in comunità scolastiche)
7.
educazione alla salute a singoli e collettività nell’ambito dei
programmi di educazione alla salute nelle scuole (www.asl.lecco.it/salutescuole.pdf
8. informazione sanitaria sulla situazione territoriale (DATI TERRITORIO) e sulle
problematiche correlate all’AIDS a livello nazionale (cfr. anche www.anlaids.it
, www.lila.it )
Chi sono gli
operatori?
Dell'équipe del Gruppo fanno
attualmente parte medici, provenienti da articolazioni distrettuali di Servizi
afferenti al Dipartimento di Prevenzione, una assistente sociale, assistenti
sanitarie e infermiere professionali.
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LINK
www.anlaids.it
www.lila.it
FAQ MTS
LINK MTS
FAQ HIV-AIDS
Le risposte sui comportamenti a
rischio
1) Che cosa vuol dire
HIV?
2) L’HIV:
che cosa causa?
3) Come ci si contagia
con l’HIV?
4) Come non ci si contagia con l’HIV?
5) Quanto sopravvive il virus HIV nell’ambiente
esterno?
6) Che cosa vuol dire essere sieropositivo?
7) Un sieropositivo è da considerarsi un malato?
8) Un sieropositivo è contagioso?
9) Che esami si devono fare per sapere se si è
sieropositivi?
10) Quali sono le caratteristiche del test per l’HIV?
11) Dopo quanto tempo da un contatto a rischio si può
eseguire il test?
12) Il risultato di un test può essere sbagliato?
13) Quando ci si contagia compare qualche sintomo?
14) Che differenza c’è tra essere sieropositivi e avere
l’AIDS?
15) Un sieropositivo e un malato di AIDS si riconoscono
dall’aspetto?
16) Che cos’è l’AIDS?
17) Quanto tempo si può rimanere sieropositivi prima di
sviluppare l’AIDS?
18) Esistono persone che non si ammalano mai di AIDS pur
essendo sieropositive?
19) Si può ridiventare sieronegativi se si è
sieropositivi?
20) Si può guarire dall’AIDS?
21) Quando c’è una diagnosi di AIDS significa che non ci
sono più speranze?
22) Le terapie: sono efficaci?
23) Le terapie: sono pericolose?
24) Le terapie: si possono interrompere?
25) Esiste un vaccino
contro l’AIDS?
26) Le persone sieropositive cosa possono fare se
desiderano avere un figlio?
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1) Che cosa vuol
dire HIV?
HIV è una sigla
inglese che corrisponde a Human Immunodeficiency Virus,che in italiano
significa “Virus dell’Immunodeficienza Umana”.
2) L’HIV: che cosa causa?
La principale caratteristica del virus HIV è quella di
infettare alcune cellule del sistema immunitario, tra le quali, in particolare, alcuni tipi di globuli
bianchi chiamati linfociti CD4+ (spesso indicati come T4).
Infettandoli e moltiplicandosi all’interno di essi ne
provoca la morte.
Il risultato è che quando il virus è presente e si
moltiplica nell’organismo umano, le difese immunitarie diminuiscono e il
soggetto diventa progressivamente “immunodepresso”, e quindi può contrarre più
facilmente altre malattie di origine infettiva.
Il soggetto infettato da HIV passa pertanto da uno stadio in
cui sta bene e ha solo il virus dentro di sé (soggetto sieropositivo) ad una
fase in cui può avere una o più patologie appartenenti a una serie ben
definita, dette “patologie AIDS definenti”(soggetto in AIDS conclamato).
3) Come ci si contagia con l’HIV?
L’HIV può essere trasmesso da persona a persona
esclusivamente attraverso tre modalità:
-
contatto con sangue infetto (trasfusioni, scambio di siringhe,
contaminazione con aghi infetti)
-
rapporti sessuali
-
trasmissione verticale (dalla madre al figlio)
Trasmissione sessuale
La probabilità di trasmissione dell’HIV dopo un singolo
contatto varia secondo i diversi tipi di attività sessuali. Nel rapporto
eterosessuale l’efficacia della trasmissione da uomo a donna é maggiore che non
da donna a uomo, in ragione di caratteristiche anatomiche differenti nei due
sessi e di maggior concentrazione del virus nel liquido spermatico rispetto a
quello vaginale.
Il rapporto anale é quello correlato al maggior rischio
mentre quello oro-genitale ha invece un rischio inferiore.
Trasmissione con il sangue
La trasmissione attraverso il sangue si verifica
principalmente nell’ambito della tossicodipendenza: il contagio si verifica con
aghi e altri oggetti necessari alla preparazione della droga,che vengono spesso
riutilizzati più volte e scambiati tra diverse persone.
Anche pratiche come tatuaggi e piercing sono a rischio per
la trasmissione dell’HIV se tali manovre vengono eseguite da personale
inesperto che ignora le corrette procedure di sterilizzazione degli aghi.
Infezioni dovute a trasfusione erano descritte prima del
1985. Attualmente, almeno nei Paesi occidentali, il rischio é trascurabile per
via di procedure messe in atto nei confronti dei donatori e delle unità di
sangue prelevate.
Trasmissione verticale
La trasmissione da madre a figlio può avvenire:
-
durante la gravidanza attraverso la placenta
-
durante il parto
-
tramite l’allattamento
Per questo motivo alle donne sieropositive in gravidanza
viene solitamente praticato il parto cesareo e viene consigliato di non
allattare.
Complessivamente il rischio che il neonato resti contagiato
é di circa il 15-25%, ma questa percentuale é stata notevolmente ridotta (fino
a meno del 5%) con l’utilizzo di profilassi farmacologica durante la gravidanza e dopo il parto.
4) Come non ci si contagia con l’HIV?
La convivenza con un sieropositivo o con un malato di AIDS
non espone a rischi di contagio: non esistono rischi con l’uso in comune con un
sieropositivo di stoviglie, servizi igienici, asciugamani.
Non può avvenire la trasmissione del virus frequentando
piscine e palestre.
Non sono a rischio strette di mano e abbracci
Non è stato mai rilevato un contagio avvenuto attraverso un
bacio profondo.
Anche la trasmissione attraverso insetti non è possibile.
5) Quanto sopravvive il virus HIV nell’ambiente esterno?
L’HIV é un virus poco resistente all’ambiente esterno: muore
dopo 20 – 30 minuti di esposizione all’aria e sopravvive pochissimi minuti
all’esposizione al sole.
I disinfettanti a cui è più sensibile sono l’alcol e la varechina.
Qualora ci si punga accidentalmente con un ago di siringa
abbandonato e già utilizzato, è necessario disinfettare la parte con alcol o
varechina e poi recarsi in pronto soccorso per sottoporsi a una profilassi
contro il tetano e l’epatite B.
6) Che cosa vuol dire essere sieropositivo?
Essere sieropositivo significa avere contratto l’infezione
da HIV. In altre parole, il virus è entrato nell’organismo e lì si trova
ancora, non potendo, finora, essere eliminato né spontaneamente né con i
farmaci attualmente disponibili.
Il termine si riferisce semplicemente alla positività della
ricerca degli anticorpi contro HIV sul siero (siero-positivo): non ci dice
nulla rispetto a come una persona stia, a come si sia contagiato né a quando; a
come sia attualmente il livello immunitario e alla prognosi della sua
infezione.
Dice solo che il virus è all’interno dell’organismo e non ha
ancora prodotto danni tali da determinare una condizione di malattia (AIDS
conclamato).
7) Un sieropositivo è da considerarsi un malato?
Essere sieropositivo significa solo avere contratto
l’infezione. Il virus si moltiplica nell’organismo attaccando e distruggendo il
sistema immunitario ma prima che si abbiano delle manifestazioni di questo
danno è necessario un periodo molto lungo, variabile tra i 2 e i 15 anni, in
media 10 – 12.
8) Un sieropositivo è contagioso?
Un sieropositivo, anche se sta perfettamente bene, può
trasmettere l’infezione mediante tutte le vie di trasmissione di questo virus.
9) Che esami si devono fare per sapere se si è sieropositivi?
Per accertare la sieropositività all’HIV ci si deve
sottoporre ad uno specifico test, comunemente chiamato “test dell’HIV”.
Si tratta di un test che non ricerca direttamente il virus,
ma gli anticorpi prodotti contro di esso, segno indiretto della presenza del
virus nell’organismo.
E’ un test che si esegue sul sangue, prelevato con le stesse
modalità con le quali si eseguono i banali “esami del sangue”. Non occorre
essere a digiuno.
Non può essere effettuato senza il consenso dell’interessato.
In Italia è possibile eseguirlo gratuitamente e in maniera
anonima, senza prescrizione del medico, presso vari centri presenti sul
territorio (per la provincia di Lecco clicca qui: ASL di Lecco).
Tra i normali esami di routine, invece, non ve n’è nessuno
che possa accertare un’infezione da HIV.
10) Quali sono le caratteristiche del test per l’HIV?
Il test che si esegue è denominato ELISA (è una sigla
inglese che si riferisce alla metodica utilizzata), e ricerca non il virus ma
gli anticorpi che l’organismo produce contro di esso.
Se il test risulta negativo non si procede a ulteriori
controlli su quel campione.
Se invece il test
risulta positivo, il laboratorio procederà a un controllo con un’altra
metodica (Western Blot); solo se questa seconda metodica dà risultato positivo,
verrà emesso il risultato di sieropositività.
Se invece con la seconda metodica il risultato sarà
negativo, il test verrà considerato a tutti gli effetti negativo, anche se
positivo con l’ELISA; infatti l’ELISA è un test “di screening”, e il suo scopo
è quello di “non lasciarsi scappare” nemmeno un positivo, con il rischio, anche
se raro, di leggere come positivo un test che non lo è. Per questo un risultato
positivo all’ELISA va sempre verificato con la Western Blot.
11) Dopo quanto tempo da un contatto a rischio si può eseguire
il test?
Siccome sono necessarie almeno 6-8 settimane dall’ingresso
del virus nel corpo perché si sviluppino i relativi anticorpi (“periodo
finestra”), si consiglia di eseguire il test la prima volta a circa 3 mesi dal
possibile contatto a rischio.
Per maggior sicurezza, qualora vi sia stato un reale rischio
che verrà valutato insieme al medico, il test va ripetuto dopo 6 mesi dal
possibile contagio, ed eventualmente dopo un anno.
12) Il risultato di un test può essere sbagliato?
Quando il risultato è ufficiale e viene emesso scritto dal
laboratorio è da considerarsi reale.
Quindi un test ELISA non puo’ risultare negativo per un
errore nell’esecuzione; puo’ essere invece possibile che risulti negativo
perché non è trascorso tutto il tempo necessario alla formazione degli
anticorpi che il test va a ricercare, e cioè si è ancora nel “periodo
finestra”. Per questo è bene ripetere il test fino a che non siano passati 6
mesi dal possibile contagio.
In alcune situazioni (malattie autoimmunitarie, recente
vaccinazione antinfluenzale ecc…) un test ELISA puo’ invece risultare
falsamente positivo, ma in questo caso il risultato non verrà emesso dal
laboratorio e il test verrà prima ricontrollato con la metodica Western
Blot; solo questo secondo risultato
sarà quello reale.
Non ci possono essere falsi positivi con questa seconda
metodica, che non viene eseguita su tutti i campioni all’inizio perché molto
complessa e costosa.
13) Quando ci si contagia compare qualche sintomo?
Si stima che nel 50 – 70% dei casi compaiano, dopo 2-6
settimane, manifestazioni simili a quelle prodotte da una banale influenza:
febbre, mal di gola, ingrossamento delle linfoghiandole, malessere generale,
mal di testa, nausea, vomito, diarrea e a volte anche un’eruzione cutanea.
Questi sintomi sono molto poco specifici e possono essere dovuti a diverse
altre malattie, quindi se non ci sono stati contatti a rischio, non ha senso
preoccuparsi e sottoporsi al test per l’HIV.
14) Che differenza c’è tra essere sieropositivi e avere l’AIDS?
Essere sieropositivi significa essere stati contagiati dal
virus HIV; l’esame che diagnostica questa condizione è il test HIV, che risulta
positivo.
Quando si è sieropositivi, il virus è presente nell’organismo.
A volte puo’ essere rilevato nel sangue, mediante un esame che si chiama
“carica virale” o “viremia” (in inglese “viral load”). Altre volte non lo si
rileva nel sangue, perché si nasconde a livello di alcuni organi (cervello,
linfonodi ecc…).
Quando si è solo sieropositivi di solito si sta perfettamente bene, però il virus, se non si
arresta la sua moltiplicazione con e idonee terapie, tende a distruggere
progressivamente il sistema immunitario. Inoltre quando si è sieropositivi,
anche se le condizioni di salute sono buone, si è può trasmettere l’infezione
mediante tutte le vie di contagio.
15) Un sieropositivo e un malato di AIDS si riconoscono
dall’aspetto?
No. Anche un medico non può fare questa diagnosi senza avere
eseguito dei test specifici.
16) Che cos’è l’AIDS?
Quando il sistema immunitario è molto danneggiato così che i
linfociti CD4+ sono diminuiti in maniera notevole (passando dai normali
700-1000 per mmc a meno di 100) si può passare dalla condizione di semplice
sieropositività a quella di AIDS conclamato.
L’AIDS è la condizione in cui, a causa del danno
immunitario, si contraggono alcune particolari e ben determinate patologie su
base infettiva.
Queste patologie sono dette “AIDS definenti”.
Quando si diagnostica in un paziente una di queste patologie
bisogna subito pensare alla possibilità che abbia contratto il virus HIV,
qualora non lo si sappia ancora.
E’ importante sapere che non sono diagnostiche di AIDS
banali infezioni
17) Quanto tempo si può rimanere sieropositivi prima di
sviluppare l’AIDS?
Si stima che, in assenza di terapia, mediamente l’AIDS si
manifesti dopo 10 – 12 anni dal contagio. Tuttavia questa fase è di durata
molto variabile, e può essere influenzata da diversi fattori.
Non esistono invece dati riguardo alla durata di questa fase
dopo l’inizio di un adeguato trattamento antiretrovirale, considerato che le
attuali molecole farmacologiche esistono solo da un tempo relativamente breve.
18) Esistono persone che non si ammalano mai di AIDS pur
essendo sieropositive?
Sì; sono una piccola popolazione dei sieropositivi
(approssimativamente il 5% di tutti i sieropositivi), chiamati LTNP (long-term
non progressor), che, nonostante ospitino il virus nel loro organismo, non
manifestano danni al sistema immunitario anche dopo anni dall’infezione.
Queste persone sono oggetto di studio per conoscere sempre
meglio in che cosa risieda questa loro innata capacità di combattere il virus
più efficacemente rispetto al resto della popolazione.
Importanti scoperte sono già state fatte in questi ultimi
anni in proposito.
19) Si può ridiventare sieronegativi se si è sieropositivi?
Per ora non esiste nessuna cura capace di eliminare
completamente il virus dall’organismo. Con le terapie si può diminuire talmente
la quantità di virus circolante così da non poterlo più rilevare con i test a
disposizione; questo però non significa che il virus non sia più presente
nell’organismo, perché tende a nascondersi in sedi dove può moltiplicarsi
indisturbato perché i farmaci non arrivano in quantità sufficiente a
debellarlo.
Il passaggio da sieropositività a sieronegatività si può
verificare solo nei bambini nati da madre sieropositiva, nel cui sangue sono
passati solo gli anticorpi contro l’HIV e non il virus, che vengono persi
normalmente entro i primi mesi di vita.
20) Si può guarire dall’AIDS?
Al momento attuale non è possibile guarire dall’AIDS:
infatti i farmaci a disposizione non sono in grado di uccidere il virus, ma
agiscono bloccandone la replicazione, per cui la quantità di virus circolante
può addirittura non essere più rilevabile con i test di laboratorio a
disposizione.
Ciò non significa che il virus non sia più presente
nell’organismo, in quanto si nasconde in sedi dove può moltiplicarsi
indisturbato; chi è in questa condizione deve comunque ritenersi sempre
potenzialmente infettante.
Tuttavia il controllo della moltiplicazione del virus può
permettere che ci si ponga l’obiettivo di far diventare l’AIDS una infezione
cronica, arrestandone l’evoluzione a tempo indeterminato
21) Quando c’è una diagnosi di AIDS significa che non ci sono
più speranze?
A differenza di quanto succedeva fino a qualche anno fa,
attualmente una diagnosi di AIDS non implica che una persona abbia poche
speranze di vita; infatti in molti casi, con le terapie, si riesce a
ripristinare una buona funzionalità del sistema immunitario.
22) Le terapie: sono efficaci?
Le terapie oggi a disposizione hanno un’alta efficacia nel
ridurre la capacità di moltiplicarsi del virus e quindi di contrastare la sua
azione. Esistono diversi tipi di farmaci e quindi la possibilità di vari schemi
terapeutici che vengono scelti in base alle condizioni di salute del soggetto
sieropositivo o malato di AIDS, alla possibile comparsa di effetti collaterali
e alla prevenzione e/o insorgenza di resistenze del virus.
Rispetto ai primi anni dell’epidemia di AIDS i farmaci oggi
usati per l’HIV/AIDS hanno:
-
prolungato il tempo di passaggio dalla condizione di
sieropositivo a quella di malato di AIDS
-
migliorato la qualità di vita del malato di AIDS
-
prolungato il periodo di vita del malato di AIDS fino a tempi
a tutt’oggi non determinabili
Esistono invece alcuni problemi:
-
difficile tollerabilità dei farmaci, che possono dare effetti
collaterali richiedendone la sospensione, e difficoltà da parte del paziente a
rispettare dosi e modalità di assunzione
-
possibile insorgenza di resistenze nei confronti dei farmaci,
principale fattore di insuccesso della terapia
-
difficile penetrazione dei farmaci in alcune parti
dell’organismo, dove dunque il virus non può essere aggredito
23) Le terapie: sono pericolose?
Il principale ostacolo all’aderenza al trattamento per
periodi prolungati è rappresentato dalla tossicità dei farmaci che possono
provocare vari effetti collaterali.
Qualsiasi sintomo va riferito all’infettivologo, che ne
valuterà la gravità decidendo per una modifica o una sospensione temporanea del
trattamento.
Non occorre comunque spaventarsi né tanto meno arrendersi
visto il buon numero di farmaci e schemi terapeutici disponibili.
24) Le terapie: si
possono interrompere?
Per il buon esito della terapia è molto importante l’aderenza al trattamento, ossia l’assunzione
costante e regolare della stessa, il rispetto degli orari e delle modalità di
assunzione. Per evitare la comparsa di resistenze e la ripresa della
moltiplicazione virale e quindi il progredire dell’infezione, qualsiasi
modifica della terapia (riduzione del dosaggio, interruzione del trattamento)
deve essere decisa dal medico specialista e non autonomamente.
25) Esiste un vaccino contro l’AIDS?
Attualmente un vaccino contro l’HIV non esiste. Tuttavia in
molti laboratori del mondo e anche in Italia, dove la ricerca scientifica in
questo ambito è molto avanzata, si stanno studiando preparati che probabilmente
in futuro potranno contrastare il virus prima che attacchi le cellule
dell’organismo.
La grande difficoltà di trovare il vaccino è legata al fatto
che l’HIV, una volta entrato nell’organismo umano, si modifica continuamente.
26) Le persone sieropositive cosa possono fare se desiderano
avere un figlio?
Se è positivo solo l’uomo è attualmente possibile la ricerca
di una gravidanza. Il virus infatti non é presente negli spermatozoi, ma si
trova libero nel liquido seminale o in altre cellule presenti anch’esse nel
liquido seminale.
In centri clinici specializzati viene eseguito un particolare trattamento
del liquido seminale, in grado di eliminare la parte potenzialmente infetta e
di conservare invece gli spermatozoi, che vengono poi utilizzati per la
fecondazione artificiale.
Se è positiva la donna, attualmente non esistono ancora
tecniche scientificamente riconosciute che permettano la ricerca della
gravidanza senza rischi per il figlio (vedi trasmissione verticale).
Dati hiv/aids nella
provincia di Lecco
CASI
DI AIDS NELL’ ANNO 2002
CASI
DI AIDS NELL’ ANNO 2001
CASI DI AIDS NEGLI ANNI 1999 -
2001
AIDS e TOSSICODIPENDENZA
DATI SULLE ESENZIONI PER AIDS
NELLA PROVINCIA DI LECCO
HIV E DONAZIONI DI SANGUE
|
|
AZIENDA SANITARIA LOCALE DELLA
PROVINCIA DI LECCO
DIPARTIMENTO DI PREVENZIONE
SERVIZIO IGIENE
E SANITA’ PUBBLICA
|
RAPPORTO
SUI CASI DI AIDS
NELL’ ANNO 2002
DELLA PROVINCIA DI
LECCO
In generale possono essere
riconfermate le osservazioni fatte per i casi notificati negli anni 2000
- 2001.
La tabella 1
riporta i dati anagrafici relativi ai nuovi casi di AIDS segnalati nel 2002 al
07/11/02.
|
sesso
|
età
|
nazionalità
|
distretto
|
|
F
|
30
|
GUINEANA
|
LECCO
|
|
M
|
30
|
ITALIANA
|
LECCO
|
|
F
|
32
|
IVORIANA
|
LECCO
|
|
M
|
30
|
ITALIANA
|
LECCO
|
|
M
|
38
|
ITALIANA
|
LECCO
|
|
M
|
48
|
SENEGALESE
|
LECCO
|
|
M
|
35
|
ITALIANA
|
LECCO
|
|
M
|
37
|
ITALIANA
|
LECCO
|
|
M
|
52
|
ITALIANA
|
LECCO
|
|
M
|
38
|
ITALIANA
|
LECCO
|
|
M
|
0
|
BURKINABE
|
LECCO
|
|
F
|
39
|
ITALIANA
|
LECCO
|
|
M
|
38
|
ITALIANA
|
LECCO
|
|
M
|
34
|
SENEGALESE
|
LECCO
|
|
M
|
40
|
ITALIANA
|
LECCO
|
|
M
|
46
|
ITALIANA
|
MERATE
|
|
F
|
23
|
CAMERUNENSE
|
MERATE
|
|
M
|
45
|
ITALIANA
|
MERATE
|
|
M
|
58
|
ITALIANA
|
BELLANO
|
|
M
|
38
|
ITALIANA
|
LECCO
|
Tab.
1 – Casi di AIDS notificati nell’anno 2002
Il numero di casi segnalati è incrementato, rispetto al 2001,
da 12 a 22.
Prevale sempre il sesso maschile.
L’età media è di anni 38.9 per i maschi e di 32.2 per le
femmine, anche se il numero di queste è troppo esiguo per esprimere delle
considerazioni.
Per ciò che concerne la nazionalità, si
conferma la presenza di stranieri (27.3%): sono ancora una volta soggetti
provenienti dall’Africa sub-sahariana, della cui area sono coinvolti cinque
Paesi.
Nella tabella 2
vengono riportati i dati riguardanti: modalità di contagio; patologie che hanno
determinato la diagnosi di AIDS; anno di accertamento dello stato di
sieropositività.
|
contagio
|
patologia
|
data
infezione
|
sieropositività nota
|
|
Rapporti
eterosessuali
|
Wasting
Syndrome
Sepsi da
salmonella, ricorrente
|
02/02
|
No
|
|
uso droghe
e.v.
|
Wasting
Syndrome
Polmonite
ricorrente
|
10/90
|
Sì
|
|
Rapporti
eterosessuali
|
Wasting Syndrome
|
12/01
|
No
|
|
Rapporti
eterosessuali
|
Wasting
Syndrome
|
03/02
|
No
|
|
Rapporti
eterosessuali
|
Wasting
Syndrome
|
11/01
|
Sì
|
|
Rapporti
eterosessuali
|
Wasting
Syndrome
|
12/01
|
Sì
|
|
uso droghe
e.v.
|
Toxoplasmosi
cerebrale
|
01/02
|
No
|
|
uso droghe
e.v.
|
Candidosi
esofagea
Encefalopatia
da HIV
|
04/02
|
No
|
|
Rapporti
eterosessuali
|
Wasting Syndrome
|
06/02
|
No
|
|
Rapporti
omo/bisessuali
|
Cytomegalovirus,
malattia sistemica
|
05/02
|
No
|
|
pre-perinatale
|
Polmonite
da Pneumocystis carinii
|
05/02
|
No*
|
|
Rapporti
eterosessuali
|
Polmonite
ricorrente
|
05/96
|
Sì
|
|
uso droghe
e.v.
|
Toxoplasmosi
cerebrale Wasting Syndrome
|
01/87
|
Sì
|
|
Rapporti
eterosessuali
|
Tubercolosi
polmonare
|
06/02
|
No
|
|
uso droghe
e.v.
|
Cytomegalovirus,
malattia sistemica
|
06/02
|
No
|
|
uso droghe
e.v.
|
Polmonite
da Pneumocystis carinii
|
06/02
|
Sì
|
|
Rapporti
eterosessuali
|
Sarcoma
di Kaposi
|
05/02
|
No
|
|
Rapporti
omo/bisessuali
|
Wasting
Syndrome
|
05/00
|
Sì
|
|
Rapporti
omo/bisessuali
|
Cytomegalovirus,
malattia sistemica
Sarcoma di
Kaposi
|
10/02
|
No
|
|
uso droghe
e.v.
|
Polmonite
ricorrente
|
01/89
|
Sì
|
Tab.
2 – Dati casi di AIDS notificati nell’anno 2002
Come è
possibile vedere, si conferma la prevalente
non conoscenza del proprio stato di sieropositività per la maggior parte
dei soggetti contagiatisi per via sessuale: 9 su 13, mentre altri 3 lo sapevano
da meno di un anno. Una certa sorpresa desta questo dato nei contagiatisi
attraverso l’uso di droghe endovena: normalmente sono a conoscenza del proprio
stato di sieropositività, mentre quest’anno ciò è praticamente vero in solo
quattro su otto soggetti.
|
|
AZIENDA SANITARIA LOCALE DELLA
PROVINCIA DI LECCO
DIPARTIMENTO DI PREVENZIONE
SERVIZIO IGIENE
E SANITA’ PUBBLICA
|
RAPPORTO
SUI CASI DI AIDS
NELL’ ANNO 2001
DELLA PROVINCIA DI
LECCO
Aprile 2002
In generale possono essere riconfermate le osservazioni fatte per i casi
notificati nell’anno 2000.
La tabella 1
riporta i dati anagrafici relativi ai nuovi casi di AIDS segnalati nel 2001.
|
sesso
|
età
|
nazionalità
|
distretto
|
|
F
|
33
|
ITALIANA
|
LECCO
|
|
F
|
57
|
ITALIANA
|
LECCO
|
|
M
|
54
|
ITALIANA
|
LECCO
|
|
M
|
33
|
ITALIANA
|
MERATE
|
|
M
|
41
|
MAROCCHINA
|
LECCO
|
|
F
|
32
|
IVORIANA
|
LECCO
|
|
M
|
30
|
IVORIANA
|
LECCO
|
|
F
|
37
|
ITALIANA
|
LECCO
|
|
M
|
39
|
ITALIANA
|
BELLANO
|
|
M
|
33
|
ITALIANA
|
BELLANO
|
|
F
|
26
|
NIGERIANA
|
BELLANO
|
|
M
|
37
|
ITALIANA
|
MERATE
|
Tab.
1 – Casi di AIDS notificati nell’anno 2001
Il numero di casi
segnalati è diminuito da 24 a 12.
Rispetto agli ultimi due anni è
maggiormente rappresentato il sesso femminile: 41.2% dei casi.
L’età media è di anni 37.7, pressoché identica per maschi e
femmine.
Per ciò che concerne la nazionalità, si
conferma la presenza di stranieri (33.3%), anche nel 2001 rappresentati per lo
più da soggetti provenienti dall’Africa sub-sahariana: due ivoriani, un
nigeriano e un marocchino.
Nella tabella 2
vengono riportati i dati riguardanti: modalità di contagio; patologie che hanno
determinato la diagnosi di AIDS; anno di accertamento dello stato di
sieropositività.
|
contagio
|
patologia
|
data infezione
|
sieropositività nota
|
|
uso droghe e.v.
|
Candidosi esofagea
|
06/86
|
Sì
|
|
rapporti eterosessuali
|
Candidosi esofagea
Cytomegalovirus
|
02/01
|
No
|
|
non determinato
|
Candidosi esofagea
|
03/01
|
No
|
|
rapporti
omo/bisessuali
|
Candidosi esofagea
Wasting Sindrome da HIV
|
11///01
|
No
|
|
rapporti eterosessuali
|
Tubercolosi polmonare
|
03/01
|
No
|
|
rapporti eterosessuali
|
Polmonite da Pneum.
Carinii
Cytomegalovirus
|
04/01
|
No
|
|
rapporti eterosessuali
|
Candidosi esofagea
Cytomegalovirus
|
01/01
|
No
|
|
uso droghe e.v.
|
Wasting Sindrome da HIV
|
01/84
|
Sì
|
|
rapporti eterosessuali
|
Cytomegalovirus
Toxoplasmosi cerebrale
|
02/01
|
No
|
|
uso droghe e.v.
|
Tubercolosi polmonare
Polmonite ricorrente
|
06/86
|
Sì
|
|
uso droghe e.v.
|
Candidosi esofagea
|
11/01
|
Sì
|
|
rapporti
omo/bisessuali
|
Polmonite da Pneum.
Carinii
|
09/01
|
No
|
Tab. 2 – Dati
casi di AIDS notificati nell’anno 2001
|
|
AZIENDA SANITARIA LOCALE DELLA
PROVINCIA DI LECCO
DIPARTIMENTO DI PREVENZIONE
SERVIZIO IGIENE
E SANITA’ PUBBLICA
|
RAPPORTO
SUI CASI DI AIDS
NELL’ ANNO 2001
DELLA PROVINCIA DI
LECCO
Aprile 2002
In generale possono essere riconfermate le osservazioni fatte per i casi
notificati nell’anno 2000.
La tabella 1
riporta i dati anagrafici relativi ai nuovi casi di AIDS segnalati nel 2001.
|
sesso
|
età
|
nazionalità
|
distretto
|
|
F
|
33
|
ITALIANA
|
LECCO
|
|
F
|
57
|
ITALIANA
|
LECCO
|
|
M
|
54
|
ITALIANA
|
LECCO
|
|
M
|
33
|
ITALIANA
|
MERATE
|
|
M
|
41
|
MAROCCHINA
|
LECCO
|
|
F
|
32
|
IVORIANA
|
LECCO
|
|
M
|
30
|
IVORIANA
|
LECCO
|
|
F
|
37
|
ITALIANA
|
LECCO
|
|
M
|
39
|
ITALIANA
|
BELLANO
|
|
M
|
33
|
ITALIANA
|
BELLANO
|
|
F
|
26
|
NIGERIANA
|
BELLANO
|
|
M
|
37
|
ITALIANA
|
MERATE
|
Tab.
1 – Casi di AIDS notificati nell’anno 2001
Il numero di casi
segnalati è diminuito da 24 a 12.
Rispetto agli ultimi due anni è
maggiormente rappresentato il sesso femminile: 41.2% dei casi.
L’età media è di anni 37.7, pressoché identica per maschi e
femmine.
Per ciò che concerne la nazionalità, si
conferma la presenza di stranieri (33.3%), anche nel 2001 rappresentati per lo
più da soggetti provenienti dall’Africa sub-sahariana: due ivoriani, un nigeriano
e un marocchino.
Nella tabella 2
vengono riportati i dati riguardanti: modalità di contagio; patologie che hanno
determinato la diagnosi di AIDS; anno di accertamento dello stato di
sieropositività.
|
contagio
|
patologia
|
data infezione
|
sieropositività nota
|
|
uso droghe e.v.
|
Candidosi esofagea
|
06/86
|
Sì
|
|
rapporti eterosessuali
|
Candidosi esofagea
Cytomegalovirus
|
02/01
|
No
|
|
non determinato
|
Candidosi esofagea
|
03/01
|
No
|
|
rapporti
omo/bisessuali
|
Candidosi esofagea
Wasting Sindrome da
HIV
|
11///01
|
No
|
|
rapporti eterosessuali
|
Tubercolosi polmonare
|
03/01
|
No
|
|
rapporti eterosessuali
|
Polmonite da Pneum.
Carinii
Cytomegalovirus
|
04/01
|
No
|
|
rapporti eterosessuali
|
Candidosi esofagea
Cytomegalovirus
|
01/01
|
No
|
|
uso droghe e.v.
|
Wasting Sindrome da HIV
|
01/84
|
Sì
|
|
rapporti eterosessuali
|
Cytomegalovirus
Toxoplasmosi cerebrale
|
02/01
|
No
|
|
uso droghe e.v.
|
Tubercolosi polmonare
Polmonite ricorrente
|
06/86
|
Sì
|
|
uso droghe e.v.
|
Candidosi esofagea
|
11/01
|
Sì
|
|
rapporti
omo/bisessuali
|
Polmonite da Pneum.
Carinii
|
09/01
|
No
|
AIDS e TOSSICODIPENDENZA
Il Punto Salute in
collaborazione con il Servizio per le
Tossicodipendenze ha svolto una breve
indagine su tossicodipendenti e malattie trasmissibili con il sangue e/o per
via sessuale. Dall’elaborazione dei dati sono emerse informazioni indicative di
alcune necessità verso cui orientare gli interventi di lotta a queste malattie
in un gruppo di popolazione ad elevato rischio.
HIV/AIDS
Su 517
utenti in carico nel 2001 al Servizio per le Dipendenze per l’uso di droga, 60
risultano essere sieropositivi per HIV, ovvero l’11.6%, valore che si eleva al
17.3% se si considerano solo i 346 soggetti che si sono sottoposti al test.
Da notare che si
discosta da questo valore l’area distrettuale di Merate, dove il numero di
sieropositivi tra i tossicodipendenti sottopostisi al test è pari al 41%: ma
questo dato potrebbe dipendere dal basso numero di soggetti che si sottopone al test (25%), contro
l’83.3% e il 92.5% rispettivamente dei distretti di Lecco e Bellano.
Tra i soggetti
entrati in carico al Ser.T nel 2001 solo 5 (6.3 dei testati %) sono
sieropositivi, mentre tra quelli già in carico sono sieropositivi 55 (20.7% dei
testati).
Vi è un’apparente
tendenza al miglioramento, confermata dal fatto che tra i soggetti in carico
non si sono registrate nuova infezioni negli ultimi tre anni.
Tra le notifiche
di AIDS dal 1999 ad oggi i casi dovuti all’uso di droghe endovena sono i
seguenti:
|
anno
|
1999
|
2000
|
2001
|
2002*
|
|
Casi
|
9
|
4
|
4
|
6
|
|
Sieropositività
nota
|
2
|
1
|
0
|
3
|
|
Al 30.10.2002
|
|
|
|
|
Dato che il tempo che intercorre
perché da sieropositivi ci si ammali di AIDS é vario e in genere relativamente
ampio, la variazione nel numero annuale di casi, per numeri così piccoli, non
ha un gran significato.
Preoccupa invece, e nonostante il
numero piccolo, che quest’anno ben tre (50%) delle persone riscontrate malate di AIDS non sapessero di
essere sieropositive pur appartenendo ad una categoria notoriamente a rischio.
Dall’analisi delle schede di
notifica dei casi di AIDS emerge poi un altro dato che può far pensare ad
interventi di counselling mirato: tra i malati di AIDS che sono tossicodipendenti e a conoscenza del
proprio stato di sieropositività, solo il 42.1% era in cura per l’infezione,
a causa di concomitanti problemi epatici, spesso di origine virale, o di scarsa
adesione alla terapia.
Epatite C
Su 517 utenti in carico nel 2001
al Servizio per le Dipendenze per l’uso di droga, 334, pari al 64.6% ovvero
all’84.1% dei 397 testati, risulta positivo per gli anticorpi contro l’epatite
C, indipendentemente dal fatto che questa si sia risolta o abbia esitato in una
epatite cronica, come del resto succede nel X% delle infezioni da virus
dell’epatite C.
Ma altre rilevazioni destano
forte preoccupazione.
L’epatite
C si trasmette quasi esclusivamente attraverso il sangue, essendo scarso il
ruolo della trasmissione per via sessuale.
Nella
popolazione generale nella maggior parte dei casi l’infezione rimane
asintomatica potendo comunque evolvere
in cronicità.
Purtroppo
il decorso asintomatico fa sì che l’avvenuta infezione venga scoperta solo per
caso e dopo molto tempo, durante il quale inoltre l’individuo può essere
contagioso senza sapere di esserlo.
Per
quanto riguarda il monitoraggio delle epatiti di origine virale in Italia va
poi aggiunto che i riscontri occasionali di pregressa infezione, ovvero di
infezione avvenuta tempo addietro e non riconosciuta, non devono essere
notificati come caso ad un centro di raccolta dati, per cui il numero di
persone contagiate (e contagiose) in un dato territorio risulta anche di molto
sottostimato.
Per
i tossicodipendenti in carico ai Servizi per le Tossicodipendenze tuttavia
esiste un protocollo di controllo delle infezioni da virus dell’epatite B e
dell’epatite C. Tale protocollo, per il quale essi vengono annualmente
sottoposti a prelievo del sangue, permette di rilevare in tempi relativamente
brevi l’avvenuta infezione, anche quando sia decorsa in forma asintomatica.
Dai
dati a disposizione del Ser.T. di Lecco risulta che, mentre tra il 1998 e il
novembre 2000 si erano verificati solo due contagi, nel periodo tra il novembre 2000 e il settembre
2002 si sono registrate tra i tossicodipendenti 15 infezioni da virus
dell’epatite C, solo in tre casi manifestatesi in forma acuta. E ciò
nonostante i soggetti coinvolti conoscano la loro condizione di categoria a
rischio.
Si
pensi che dal 01/01/00 ad oggi in tutto il territorio della provincia di Lecco
sono stati notificati 6 casi di epatite acuta.
Epatite B
Sugli
utenti in carico nel 2001 al Servizio per le Dipendenze per l’uso di droga, il
29.9%, pari al 51.3% dei testati, risulta positivo per l’avvenuta infezione da
virus dell’epatite B, non distinguendo tra infezioni guarite o evolute in
epatite cronica.
Anche
l’infezione da epatite B avviene prevalentemente in forma asintomatica e,
seppur meno frequentemente dell’epatite C, può sviluppare un quadro di epatite
cronica.
Ne
consegue che l’avvenuta infezione venga per lo più scoperta solo per caso e
dopo molto tempo, durante il quale l’individuo può essere contagioso senza
sapere di esserlo.
Anche i
riscontri occasionali di pregressa epatite B, avvenuta tempo addietro e non
riconosciuta, non vengono notificati come caso, per cui il numero di persone
contagiate (e contagiose) nel territorio risulta verosimilmente sottostimato.
A
differenza che per l’epatite C, però, per l’epatite B é disponibile la
vaccinazione e ciò ha contribuito di molto a ridurre i casi nella popolazione,
come dimostrano i dati a livello nazionale, nonostante esistano ancora nuove
infezioni, sia tra i tossicodipendenti che tra la popolazione generale.
Anche
in questo caso il distretto di Merate si discosta dal dato provinciale: a
fronte di un basso numero
di soggetti che si sottopone al test (30.8%), corrisponde un più alto numero di sieropositivi
(90.4%) tra di essi.
I dati
presentati evidenziano la necessità di interventi mirati nel campo della
tossicodipendenza a tutela dei rischi di infezione da germi trasmissibili con
il sangue e per via sessuale.
In
particolare si ritiene utile indicare le seguenti azioni, per interrompere la
catena di contagio e prevenire possibili gravi evoluzioni della malattia nei
soggetti infetti:
-
raccomandare ai soggetti
tossicodipendenti di sottoporsi regolarmente ai test per HIV/AIDS, epatite B ed
epatite C, soprattutto laddove si usino dei comportamenti a rischio, nella
pratica tossicomania e nei rapporti sessuali
-
raccomandare ai soggetti
tossicodipendenti di vaccinarsi contro l’epatite B. Si ricorda che la
confezione di virus dell’epatite B e C dà un elevato rischio di cronicizzazione
e gravità della malattia. È anche consigliato, per chi é affetto da epatite
cronica, vaccinarsi contro l’epatite A.
-
accompagnare i soggetti
tossicodipendenti sieropositivi a una consapevole scelta di inizio di una
terapia antiretrovirale
-
produrre materiale educativo
mirato ai soggetti tossicodipendenti, in cui si favorisca l’adesione ai
consigli sopra detti e si rammentino norme
comportamentali che evitino il rischio di infezioni per via sessuale o
tramite la preparazione e pratica dell’iniezione endovenosa di sostanze
DATI
SULLE ESENZIONI PER AIDS NELLA PROVINCIA DI LECCO
In
questa sezione vengono mostrati i dati riguardanti le persone HIV-positive, in
AIDS o meno, che hanno fatto domanda di esenzione dal pagamento della quota di
partecipazione alla spesa sanitaria (ticket) a causa di patologia (malattia),
ai sensi del Decreto Ministeriale 329/99.
Sono
riportati dati di prevalenza, ossia che si riferiscono a tutti i soggetti che
alla data del 30/07/2002 dispongono della tessera di esenzione,
indipendentemente da quando questa sia stata loro rilasciata.
Numero di esenzioni: 327
Il numero è diminuito rispetto a
fine aprile del 2002 quando erano presenti 352 esenzioni.
Maschi: 232
Femmine: 95
Distretto di Lecco: 188
Distretto di Merate:
97
Distretto di Bellano: 42
Italiani: 301
Stranieri: 26
(7.9%)
Distribuzione dei casi di sieropositività o AIDS per età
|
età
|
maschi
|
femmine
|
totale
|
|
2
|
|
1
|
1
|
|
3
|
2
|
|
2
|
|
6
|
1
|
|
1
|
|
16
|
|
1
|
1
|
|
21
|
1
|
|
1
|
|
24
|
1
|
|
1
|
|
25
|
1
|
1
|
2
|
|
26
|
2
|
2
|
4
|
|
27
|
2
|
3
|
5
|
|
28
|
2
|
|
2
|
|
29
|
3
|
1
|
4
|
|
30
|
6
|
1
|
7
|
|
31
|
7
|
4
|
11
|
|
32
|
6
|
5
|
11
|
|
33
|
2
|
2
|
4
|
|
34
|
6
|
4
|
10
|
|
35
|
12
|
8
|
20
|
|
36
|
14
|
8
|
22
|
|
37
|
15
|
14
|
29
|
|
38
|
17
|
6
|
23
|
|
39
|
18
|
7
|
25
|
|
40
|
10
|
6
|
16
|
|
41
|
17
|
2
|
19
|
|
42
|
10
|
3
|
13
|
|
43
|
7
|
2
|
9
|
|
44
|
10
|
4
|
14
|
|
45
|
9
|
2
|
4
|
|
46
|
6
|
1
|
7
|
|
47
|
4
|
1
|
5
|
|
48
|
4
|
1
|
5
|
|
49
|
5
|
1
|
6
|
|
50
|
2
|
|
2
|
|
51
|
2
|
|
2
|
|
52
|
4
|
1
|
5
|
|
53
|
1
|
|
1
|
|
54
|
|
1
|
1
|
|
55
|
3
|
|
3
|
|
56
|
3
|
|
3
|
|
57
|
1
|
|
1
|
|
58
|
2
|
|
2
|
|
59
|
4
|
1
|
5
|
|
60
|
2
|
|
2
|
|
61
|
2
|
|
2
|
|
62
|
3
|
|
3
|
|
64
|
|
1
|
1
|
|
68
|
2
|
|
2
|
|
69
|
1
|
|
1
|
|
totale
|
232
|
95
|
327
|
Distribuzione per fasce di età
|
Fascia di età
|
maschi
|
femmine
|
|
0 – 14
|
3
|
1
|
|
15 – 19
|
|
1
|
|
20 – 24
|
2
|
|
|
25 – 29
|
10
|
7
|
|
30 – 34
|
27
|
16
|
|
35 – 39
|
76
|
43
|
|
40 – 44
|
54
|
17
|
|
45 – 49
|
28
|
6
|
|
50 – 54
|
9
|
2
|
|
55 – 59
|
13
|
1
|
|
60 – 64
|
7
|
1
|
|
65 – 69
|
3
|
|
|
totale
|
232
|
95
|
|
Fascia di età
|
maschi
|
femmine
|
|
0 – 39
|
118
|
68
|
|
40 - 69
|
114
|
27
|
Dalla
lettura dei dati emerge, riguardo alle caratteristiche dei soggetti
interessati, una realtà in generale simile a quella delle notifiche dei casi di
AIDS, a Lecco, in regione Lombardia e in Italia:
-
i soggetti di sesso maschile
sono in rapporto di 2.4 : 1 rispetto a quelli di sesso femminile
-
l’età mostra una curva di
distribuzione relativamente simile tra maschi e femmine ma il rapporto diviene
progressivamente più elevato man mano che si sale di età:
|
Fasce di età
|
Maschi
|
Femmine
|
|
30-34
|
1.7
|
1
|
|
35-39
|
1.8
|
1
|
|
40-44
|
3.2
|
1
|
|
45-49
|
4.7
|
1
|
-
la percentuale di stranieri
(dati non mostrati) é pari al 7.9%, potendo incidere su questo valore, oltre a
maggiori problemi di visibilità dovuti alla condizione di straniero, anche la
situazione di irregolarità e/o di minor conoscenza delle norme sanitarie in
materia di esenzione
-
la suddivisione delle persone
nei tre distretti dell’ASL (dati non mostrati) é praticamente proporzionale
alla diversa popolazione di riferimento
HIV E DONAZIONI DI
SANGUE
Malattie trasmissibili con
il sangue e donazioni di sangue in
Regione Lombardia **
In Regione Lombardia esiste un
sistema di vigilanza che rileva la presenza o comparsa nel sangue dei donatori
di indicatori di malattie trasmissibili con la trasfusione di sangue o suoi componenti.
Le malattie e i rispettivi
indicatori che per legge vengono indagati sono:
|
malattia
|
indicatore (=
marker)
|
|
AIDS
|
Anti – HIV
|
|
Epatite B
|
HbsAg
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Epatite C
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Anti – HCV
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Lue (= sifilide)
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TPHA o VDRL
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In questo spazio forniamo dati
sull’infezione da HIV, per le altre malattie clicca di seguito: epatiti-lue
e donazioni.
Esistono due livelli successivi di
ricerca, il primo di screening con
metodi di elevata sensibilità, e il
secondo che unisce elevata specificità, più costoso e complesso, con
il quale si conferma la positività e quindi il contagio e si ottengono
ulteriori informazioni sull’infezione.
Ogniqualvolta rileva e conferma una
positività, il Servizio Trasfusionale compila una scheda di segnalazione del
caso e la invia in Regione.
Nelle tabelle 1 e 2 viene riportato
il numero di donatori risultati positivi ai test, rispettivamente di screening*
e di conferma, per l’HIV/AIDS.
Il test di screening é stato
effettuato su 491.096 unità di sangue o emocomponenti donate in Lombardia nel
2001, e su 33.023 candidati donatori.
Tra questi ultimi, per una
maggiore correttezza della valutazione epidemiologica, vengono conteggiati
anche i soggetti alla loro prima donazione senza precedenti controlli (5207
nuovi donatori).
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Numero di
positivi
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Donatori periodici
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284
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Candidati
donatori
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28
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Tabella 1: numero di positivi al
test di screening
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Numero di
positivi
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Donatori periodici
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4
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Candidati
donatori
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2
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Tabella 2: numero di positivi al
test di conferma
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La tabella 3
riporta i tassi di prevalenza
e incidenza dei
riscontri di positività ai test per l’HIV/AIDS rispettivamente per 100.000
donazioni e donatori negli anni dal 1996 al 2001.
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1996
|
1997
|
1998
|
1999
|
2000
|
2001
|
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incidenza
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2.3
|
2.2
|
0.8
|
2.1
|
2.1
|
0.8
|
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prevalenza
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43.5
|
13.3
|
10.3
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13.4
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24.6
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6.1
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Tabella 3: andamento dei tassi di incidenza e prevalenza
negli anni 1996-2001
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Si osserva una relativa stabilità dei valori per anti-HIV
e le variazioni non raggiungono una significatività statistica
La tabella 4 riporta la
valutazione del rischio residuo di trasmissione dell’HIV/AIDS calcolato sulla
base dei modelli matematici oggi più utilizzati in letteratura, e riferito al
solo anno 2001 e al periodo di osservazione 1996-2001.
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Rischio
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95% C.I.
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2001
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1 : 1.111.000
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500.000 –
50.000.000
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1996-2001
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1 : 500.000
|
370.000 – 666.000
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Tabella 4: rischio trasfusionale residuo
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Nota Bene: le sacche dei donatori non vengono utilizzate
prima dell’esito di una serie di accertamenti, tra i quali quello relativo
all’HIV: nel caso di positività al test, la sacca viene eliminata.
Si conferma anche per l’anno 2001 l’alto, ed anche
migliorato, livello di sicurezza della trasfusione in Lombardia, che é
comparabile ai dati riportati in letteratura per altri Paesi a sviluppo
tecnologico avanzato, ma si conferma anche la necessità di mantenere alto il
grado di vigilanza e di attenzione alla severa selezione del donatore.
Nella
figura 1 viene riportata la distribuzione dei fattori di rischio riscontrati in anamnesi: i rapporti sessuali sono il dato più
rilevante.
Da
tenere presente che gli interventi chirurgici sono in tesi in senso cumulativo
ovvero comprensivo di cure dentarie, piercing, ecc.
Non
vengono mai riferite le trasfusioni ricevute anche in un lontano passato.

Figura 1: fattori di rischio
GLOSSARIO
screening: indagine condotta su soggetti esposti a rischio di una
malattia allo scopo di individuarne la natura, l’incidenza o, nel nostro caso,
la presenza a uno stadio precoce, asintomatico, in modo da consentire un
adeguato trattamento e interrompere la catena. Come tutte le tecniche di
screening, anche questo test é semplice, rapido, di poco costo.
sensibilità (di un test): é data dal rapporto tra il numero dei
positivi al test e il numero dei veri positivi
Nel caso dei test dell’HIV, e di
molti screening in genere, a un primo livello analitico altamente sensibile,
cioè senza falsi negativi, ne segue uno, sui campioni risultati positiivi,
altamente specifico, cioè che esclude i falsi positivi.
specificità (di un test): é data dal
rapporto tra il numero dei veri negativi al test e il numero dei veri negativi
Nel caso dei test dell’HIV, e di
molti screening in genere, a un primo livello analitico altamente sensibile, a
cui cioè non scappano i positivi, ne segue uno, sui campioni risultati
positiivi, altamente specifico, cioè che esclude i falsi positivi e non ha il
rischio di dare falsi negativi.
prevalenza: numero di casi (di HIV+) presenti in un dato anno, misurati a fine anno e
comprensivi di quelli già noti e di quelli scoperti nell’anno
incidenza:
numero di “nuovi” casi (di HIV+) scoperti in un dato anno
significatività statistica: si usano i test
di s.st. per calcolare la probabilità che il verificarsi un evento (nel nostro
caso il numero di HIV+ osservati in un anno) sia dovuto unicamente al caso o,
al contrario, sia l’effetto di una causa da scoprire.
anamnesi: raccolta di notizie sui precedenti, nel nostro caso eventi e/o
comportamenti a rischio HIV, della vita di una persona
95% C.I.: sono i “limiti di confidenza” al 95%,
ovvero la probabilità che il vero rischio sia compreso tra i due valori limite
numerici dati é del 95%.
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PERCORSO DI
ASSISTENZA EXTRAOSPEDALIERA DEI MALATI DI AIDS
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DATI NAZIONALI
Notiziario ISS - Vol. 15 - n. 3 supplemento
1; Marzo 2002
Aggiornamento
dei casi di AIDS notificati in Italia al 31 dicembre 2002
DISTRIBUZIONE TEMPORALE E GEOGRAFICA DEI CASI
Dal 1982, anno della prima diagnosi di AIDS in Italia (I°), al 31 dicembre
2001, sono stati notificati al COA 49 333 casi cumulativi di AIDS (II°). Di
questi, 38 420 (77,9%) erano di sesso maschile, 711 (1,4%) in età pediatrica
(< 13 anni), e 2 679 (5,4%) erano stranieri. L'età mediana alla diagnosi,
calcolata per gli adulti, era di 34 anni per i maschi (range: 13 anni - 85
anni), e di 31 anni (range: 13 anni - 80 anni) per le femmine.
L’andamento temporale
Nel secondo semestre del 2001 sono stati notificati (III°) al COA 845 nuovi
casi di AIDS, di cui 458 (50,2%) diagnosticati nell’ultimo semestre e 387
riferiti a diagnosi effettuate nei semestri precedenti.
La Figura 1
mostra l’andamento del numero dei casi di AIDS segnalati al Registro Nazionale
AIDS (RNAIDS), corretti per ritardo di notifica (IV°). Nella stessa figura è
riportato l’andamento dei tassi di incidenza per anno di diagnosi, che
evidenzia un costante incremento dell’incidenza dei casi di AIDS notificati nel
nostro Paese sino al 1995, seguito da una rapida diminuzione nel 1996, che è
stata analizzata in dettaglio in un precedente numero del Notiziario (1).
La Tabella 1
riporta il numero dei casi e dei deceduti per anno di diagnosi e il relativo
tasso di letalità. In totale, 32 140 pazienti (64,7%) risultano deceduti al 31
dicembre 2001. Nonostante il numero di decessi per AIDS sia ancora sottostimato
(V°), a causa della non obbligatorietà della notifica di decesso, il dato
riportato è più accurato rispetto a precedenti numeri del Notiziario, grazie a
un’indagine nazionale (VI°) sullo stato in vita dei casi di AIDS effettuata nel
corso del 1998. Nella Tabella 1, oltre al numero annuale di nuovi casi corretto
per ritardo di notifica, è riportata la stima dei casi cumulativi di AIDS al 31
dicembre 2001 (49 903 casi).
Il numero dei casi prevalenti (VII°) per anno e per regione viene mostrato in Tabella 2.
La distribuzione geografica
La distribuzione dei casi cumulativi per regione di residenza e per anno di
diagnosi viene riportata in Tabella 3.
La Figura 2
mostra i tassi di incidenza per regione di residenza, calcolati in base ai soli
casi segnalati negli ultimi 12 mesi, permettendo il confronto tra aree
geografiche a diversa ampiezza di popolazione. Come si osserva, le regioni più
colpite sono nell’ordine: la Lombardia, il Lazio, l'Emilia-Romagna e la
Liguria. È evidente la persistenza di un gradiente Nord-Sud nella diffusione
della malattia nel nostro Paese, come risulta dai tassi di incidenza che
continuano a essere mediamente più bassi nelle regioni meridionali.
La Tabella 4
riporta la distribuzione dei casi per provincia di segnalazione e di residenza
(VIII°). Tassi di incidenza particolarmente elevati si riscontrano nell’ultimo
anno a Verbania, Brescia, Varese, Milano e Roma.
Per quanto riguarda la distribuzione geografica dei casi di AIDS, si evidenzia,
nell’ultimo anno, una riduzione dei tassi di incidenza regionali e provinciali
più marcata nelle regioni del Nord Italia.
I principali fattori che potrebbero spiegare la differente entità della
riduzione di incidenza in aree diverse sono:
- un probabile aumento del ritardo di
notifica legato alla riorganizzazione del sistema di sorveglianza in
alcune regioni;
- una reale riduzione dell’incidenza di
AIDS più marcata in determinate aree, attribuibile ad esempio a un più
facile accesso dei sieropositivi alle terapie antiretrovirali, con
conseguente ritardo della diagnosi di AIDS.
Dal momento che non è
possibile escludere altri fattori in grado di determinare variazioni geografiche
nella riduzione dei tassi di incidenza, si raccomanda di interpretare con
cautela l’attuale andamento.
La Tabella 5
mostra la distribuzione percentuale dei casi cumulativi di AIDS per nazionalità
anagrafica. Si evidenzia nel tempo un aumento della proporzione di casi
notificati in cittadini stranieri (dal 3,4% nel 1992-93 al 14,6% nel 2000-01).
CARATTERISTICHE
DEMOGRAFICHE E MODALITÀ DI TRASMISSIONE
La Tabella 6
mostra la distribuzione dei casi per fascia d'età e sesso negli anni 1990, 1995
e 2000. Il 72,1% del totale dei casi si concentra nella fascia d'età 25-39
anni. In particolare è aumentata la quota di casi nella fascia d’età 35-39 anni
(per i maschi dal 13,9% nel 1990 al 31,0% nel 2000 e per le femmine dal 7,2%
nel 1990 al 23,5% nel 2000).
L’età mediana alla diagnosi dei casi adulti di AIDS mostra un aumento nel
tempo, sia tra i maschi che tra le femmine. Infatti, se nel 1985 la mediana era
di 29 anni per i maschi e di 24 per le femmine, nel 2000 le mediane sono salite
rispettivamente a 39 e 35 anni (Figura 3).
Nell’ultimo decennio la proporzione di pazienti di sesso femminile tra i casi
adulti è andata progressivamente aumentando, passando dal 16,0% nel 1985 al
24,2% nel 2000 (dati non mostrati).
La distribuzione dei casi adulti per anno di diagnosi e categoria di
esposizione (IX°) (Tabella
7) evidenzia come il 62,0% del totale dei casi sia attribuibile alle
pratiche associate all'uso di sostanze stupefacenti per via endovenosa
(tossicodipendenti + tossicodipendenti/omosessuali). La distribuzione nel tempo
mostra un aumento della proporzione dei casi attribuibili alla trasmissione
sessuale (omosessuale ed eterosessuale) e una corrispondente diminuzione dei
casi attribuibili alle altre modalità di trasmissione. Particolare cautela è
necessaria nell’interpretare l’andamento crescente dei casi appartenenti alla
categoria “altro/non determinato”. Infatti, l’indagine periodica condotta su
questi casi, volta alla riclassificazione dei fattori di rischio, non è
completa per i casi con diagnosi recente. Pertanto è stata stimata (X°) la
proporzione di casi con fattore di rischio “altro/non determinato” che verrebbe
riattribuita alle diverse categorie di esposizione in base a quanto era emerso
da una precedente indagine condotta dal COA (2). Secondo l’attuale stima la
metà dei maschi e tre quarti delle femmine verrebbero riattribuiti alla
categoria “contatti eterosessuali”.
La distribuzione dei casi di AIDS attribuibili a rapporti eterosessuali (XI°i)
(8 698 casi), ulteriormente suddivisa in base al tipo di rischio, è presentata
in Tabella 8.
PATOLOGIE INDICATIVE DI
AIDS
La Tabella 9
riporta la distribuzione delle patologie che fanno porre la diagnosi di AIDS in
adulti, per anno di diagnosi (XII°). Le tre nuove patologie incluse nella
definizione di caso del 1993 hanno contribuito per il 7,4% del totale delle
diagnosi negli anni 1994-95, per il 9,1% nel 1996-97, per il 9,7% negli anni 1998-99
e per l’8,8% nell’anno 2000-01.
CASI PEDIATRICI
Dei 49 333 casi segnalati
fino al 30 dicembre 2001, 711 (1,4%) sono stati registrati nella popolazione
pediatrica (pazienti con età alla diagnosi inferiore ai 13 anni o a
trasmissione verticale). In Tabella 10 è
riportata la distribuzione dei casi per regione di residenza e per anno di
diagnosi. Il maggior numero di casi si registra in Lombardia, seguita da Lazio
ed Emilia-Romagna. La diffusione dell’AIDS pediatrico sembra ricalcare la
distribuzione geografica dell’epidemia riportata per i casi segnalati negli
adulti (XIV°).
La cospicua diminuzione dei casi di AIDS pediatrici che si è registrata a
partire dal 1997 può in parte considerarsi un effetto delle campagne di
prevenzione e dell’applicazione delle linee guida relative al trattamento
antiretrovirale delle donne in gravidanza.
La Tabella 11
mostra l’andamento temporale dell’infezione pediatrica per categoria di
esposizione, anno di diagnosi e sesso. Dal 1996 a oggi non sono stati più
riportati casi in emofilici. Dei 668 (94,0%) casi pediatrici che hanno
contratto l'infezione dalla madre, 351 (51,0%) sono figli di madre tossicodipendente,
mentre 238 (35,6%) sono figli di donne che hanno acquisito l’infezione per via
sessuale (dati non mostrati).
La distribuzione delle patologie indicatrici di AIDS per periodo di diagnosi
(XIII°), evidenzia una diminuzione delle diagnosi di polmonite da Pneumocystis
carinii (dal 16,9% nel 1982-92 al 5,9% nel 1998-99) e un aumento delle
micobatteriosi (Tabella
12).
TRATTAMENTO TERAPEUTICO
PRECEDENTE LA DIAGNOSI DI AIDS
Dal 1° gennaio 1999 la
scheda di notifica raccoglie anche una serie di informazioni anamnestiche
(ultimo test HIV-negativo, viremia plasmatica alla diagnosi di AIDS, regime
terapeutico antiretrovirale più aggressivo e profilassi delle infezioni
opportunistiche effettuate prima della diagnosi di AIDS). La Figura 4 mostra
che solo il 34,6% dei casi notificati negli ultimi anni ha ricevuto un
trattamento terapeutico antiretrovirale. Di questi, a circa tre quarti è stata
somministrata una combinazione con tre farmaci antiretrovirali. Risultano,
inoltre, delle differenze per modalità di trasmissione, avendo soltanto il 23%
dei pazienti con fattore di rischio sessuale (cioè omosessuali ed
eterosessuali), contro oltre il 50% dei tossicodipendenti, effettuato una
terapia antiretrovirale (Figura 5).
COMMENTO
La diminuzione
dell’incidenza dei casi di AIDS osservata a partire dalla metà del 1996 si
conferma anche per il 2001, anche se risulta meno evidente, e sembra tendere
alla stabilizzazione. In particolare, negli ultimi 12 mesi si è registrata una
flessione nel numero delle notifiche dei casi di AIDS di circa il 3,6% rispetto
all’anno precedente (Tabella 13). La
diminuzione, seppur lieve, si riscontra in quasi tutte le principali categorie
di esposizione.
Come suggerito da alcune simulazioni (con dei modelli matematici)
sull’andamento dei casi di AIDS, la repentina diminuzione di casi verificatasi
negli ultimi anni non è attribuibile a una riduzione delle infezioni da HIV
(3), ma soprattutto all’effetto delle terapie antiretrovirali combinate (4-9).
Tale effetto è presente in tutte le categorie di rischio (4), anche se
l’accesso a tali terapie prima dell’AIDS è fortemente condizionato dalla
conoscenza della condizione di sieropositività HIV (10) , che può variare a
seconda della categoria considerata.
Le limitate conoscenze sulla durata dell’effetto delle nuove terapie, la
mancanza di una stima precisa della diffusione dei farmaci antiretrovirali e di
eventuali differenze nei singoli sottogruppi, rendono più problematica la stima
della curva epidemica delle infezioni da HIV.
Il serbatoio di infezione è ancora ampio e si stima che i sieropositivi nel
nostro Paese siano fra gli 80 000 e i 110 000.
I sistemi di sorveglianza delle nuove diagnosi di infezione da HIV, per ora
attivi solo in alcune regioni, mostrano una stabilizzazione dell’incidenza di
nuove infezioni negli ultimi tre anni.
È quindi necessario non abbassare la guardia e rafforzare, a livello nazionale,
i sistemi di sorveglianza delle nuove diagnosi di infezione da HIV.
Riferimenti bibliografici
1. Not Ist Super Sanità 1997; 10(9 Suppl. 1):
1-12.
2. Not Is Super Sanità 1998; 11(1 Suppl 1): 1-8.
3. Rezza G,
Pezzotti P, Balducci M. G Ital Mal Infett 1998; 4: 133-6.
4. Pezzotti P, Napoli PA, Acciai S et al. AIDS 1999; 13: 249-55.
5. Porta D, Rapiti E, Forastiere F, et al. AIDS
1999; 13: 2125-32.
6. Palella FJ, Delaney KM, Morman AC, et al. N Engl J Med 1998; 338: 853-60.
7. Mocroft A, Vella S, Benfield TL, et al. Lancet 1998; 352: 1725-30.
8. Egger M, Hirschel B, Francioli P, et al. BMJ 1997; 315: 1194-9.
9. Detels R, Munoz A, McFarlane G, et al. JAMA 1998; 280: 1497-503.
10. Napoli PA, Dorrucci M, Serraino D, et al. Eur J
Epidemiol 1998; 14: 41-7.
Note tecniche
I°. In Italia, la raccolta sistematica dei dati sui casi di Sindrome da
Immunodeficienza Acquisita (AIDS) è iniziata nel 1982 e, nel giugno 1984, è
stata formalizzata in un Sistema di Sorveglianza Nazionale attraverso il quale
vengono segnalati i casi di malattia diagnosticati dalle strutture cliniche del
Paese. Con il decreto del 28 novembre 1986 (DM n. 288), l'AIDS è divenuta in
Italia una malattia infettiva a notifica obbligatoria. Dal 1987, il Sistema di
Sorveglianza è gestito dal Centro Operativo AIDS (COA) dell’Istituto Superiore
di Sanità (ISS). In collaborazione con le regioni, il COA provvede alla
raccolta, all’analisi periodica dei dati e alla pubblicazione e diffusione di
un rapporto semestrale.
II°. I criteri di diagnosi di AIDS adottati sono stati, fino al gennaio
1993, quelli della definizione dell'OMS/
CDC 1987. A partire dal 1° gennaio 1993, la definizione di caso adottata in
Italia si attiene alle indicazioni del Centro Europeo dell’OMS. Quest’ultima
aggiunge altre tre patologie indicative di AIDS: la tubercolosi polmonare, la
polmonite ricorrente e il carcinoma invasivo della cervice uterina.
III°. L’anno di notifica non coincide necessariamente con l’anno di
diagnosi, ma può essere successivo (ad esempio, caso diagnosticato nell’anno
1985 ma notificato nel 1990).
IV°. La distribuzione temporale dei casi è influenzata dal ritardo di
notifica, cioè dal tempo che intercorre dalla data della diagnosi del caso al
momento in cui la notifica perviene al COA. Ciò determina una sottostima nel
numero di nuovi casi, particolarmente evidente negli ultimi trimestri di
diagnosi. Il numero dei casi viene pertanto corretto attraverso il metodo di
correzione messo a disposizione dal Centro Europeo di Sorveglianza
Epidemiologica (Heisterkamp SH, Jager JC, Ruitenberg EJ, et al. Stat Med 1989;
8: 963-76). Altro elemento, che influenza le reali dimensioni del fenomeno, è la
sottonotifica dei casi di AIDS, cioè quella quota di casi che, non segnalata,
sfugge al Sistema di Sorveglianza. Studi preliminari hanno permesso di stimare
per l'Italia un tasso di sottonotifica vicino al 10%.
V°. In Italia la notifica di decesso per AIDS non è obbligatoria.
VI°. A oggi solo alcune regioni - Calabria, Campania, Emilia-Romagna,
Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Toscana, Valle D’Aosta e
Veneto - effettuano il follow-up attivo di mortalità e forniscono
routinariamente tali dati al COA. Per questo motivo nel 1998 il COA, in
collaborazione con il gruppo di ricerca che si occupa dello studio di mortalità
per AIDS presso il Laboratorio di Epidemiologia e Biostatistica dell’ISS, ha
avviato un’indagine attiva (presso le anagrafi) sullo stato in vita dei casi di
AIDS estesa a tutto il territorio nazionale. L’indagine è stata condotta per le
regioni che non effettuano routinariamente l’aggiornamento dello stato in vita.
VII°. I casi prevalenti in un determinato anno sono tutti quelli
diagnosticati negli anni precedenti, o nello stesso anno, e “vivi” (anche per
un solo giorno dell’anno considerato). A causa del ritardo di notifica di
decesso, il numero dei casi prevalenti riportato per gli anni più recenti va
valutato con cautela, poiché non è corretto per i casi di decesso in tali anni.
VIII° Le province che hanno un numero di casi residenti maggiore dei
casi segnalati hanno “esportato” casi, in termini assistenziali; viceversa,
quelle con più casi segnalati ne hanno “importati”. Il tasso di incidenza (per
100000 abitanti) per provincia è calcolato sul numero di notifiche pervenute al
COA negli ultimi 12 mesi.
IX°. Le categorie di esposizione hanno un ordine gerarchico che risponde
ai criteri del sistema di sorveglianza europeo dell’AIDS. Ogni caso è
classificato in un solo gruppo. I soggetti che presentano rischi multipli sono
classificati nel gruppo più importante in termini gerarchici. Infine, vengono
effettuate indagini periodiche per tre diversi gruppi di pazienti al fine di
riclassificarli nelle categorie di esposizione classiche: a) pazienti che hanno
dichiarato di aver avuto soltanto rapporti eterosessuali con partner che non
avevano un fattore di rischio noto; b) pazienti che hanno avuto una
trasfusione; c) pazienti senza fattore di rischio noto (categoria “altro-non
determinato”).
X°. La riattribuzione del fattore di rischio è stata effettuata mediante
l’uso di un modello matematico che calcolava la probabilità di appartenere a
una categoria di trasmissione in base a sesso, anno di diagnosi e ai risultati
di una precedente indagine condotta dal COA (v. testo).
XI. La categoria di esposizione “contatti eterosessuali” comprende i
soggetti che hanno un partner a rischio dell’altro sesso. Quando è nota la
sieropositività del partner, questa informazione viene riportata
esplicitamente. Sono stati considerati come casi attribuibili a trasmissione
eterosessuale anche i casi con partner promiscuo che includono i "partner
di prostituta" e le prostitute.
XII°. I dati relativi alla distribuzione delle patologie opportunistiche
indicative di AIDS fanno riferimento ai quadri clinici presenti all’esordio
della malattia e non a tutte le patologie diagnosticate durante l’intero
decorso clinico. Se l’esordio è caratterizzato da più di una patologia, ne
vengono conteggiate un massimo di sei occorse entro 60 giorni dalla prima.
XIII°. Per ogni caso può essere indicata più di una patologia indicativa
di AIDS; pertanto il numero di patologie riportate in un anno può essere
superiore al numero di casi segnalati nello stesso anno.
XIV°. Le differenze osservabili tra le regioni per ciò che riguarda la
distribuzione dell’AIDS pediatrico risentono anche della diversa disponibilità
di centri clinici pediatrici sul territorio.
Casi di MTS nella provincia
di Lecco
|
|
1995
|
1996
|
1997
|
1998
|
1999
|
2000
|
2001
|
2002*
|
EPATITE B
|
22
|
18
|
11
|
8
|
14
|
10
|
8
|
4
|
|
EPATITE
C
|
16
|
3
|
5
|
2
|
5
|
2
|
2
|
2
|
|
SIFILIDE
|
4
|
1
|
2
|
2
|
1
|
8
|
2
|
6
|
|
BLENORRAGIA
|
0
|
1
|
0
|
0
|
1
|
1
|
0
|
0
|
|
AIDS
|
31
|
29
|
34
|
21
|
15
|
23
|
12
|
17
|
·
al 30/09/2002
Nella tabella sono riportati i casi di MTS soggette a
notifica segnalati dal 1995 al 30.09.2002 in provincia di Lecco.
Come é possibile notare, l’HIV é l’agente eziologico che
provoca il maggior numero di malati, tra l’altro in numero relativamente
elevato rispetto all’andamento nella maggior parte del territorio italiano,
quantunque le cifre siano troppo piccole e altalenanti per poter esprimere
valutazioni certe.
Le epatiti sono in progressivo calo e, per quanto riguarda
l’epatite B, ciò sembra da ascriversi in primo luogo alla vaccinazione,
inserita tra quelle dell’obbligo nell’età pediatrica e offerta gratuitamente
alle categorie a rischio.
Per contro va tenuto tuttavia presente che i riscontri
occasionali di pregressa epatite virale, sia che sia evoluta in stato di
portatore che in guarigione, non sono soggetti a notifica come casi di
malattia, motivo per cui é evidente una sottostima delle infezioni da HBV e
HCV, che come noto decorrono prevalentemente in forma asintomatica.
Occorre
infine ricordare come epatite B, epatite C e AIDS vengono trasmesse anche
attraverso il sangue e, anzi, seppur accertata da alcuni studi, la trasmissione
dell’HCV per via sessuale rimane tuttavia di scarso significato.
Malattie a Trasmissione Sessuale non soggette a notifica
(MTS in Italia)
(dati
ISS-COA – Istituto Superiore di Sanità – Centro Operativo AIDS)
E’ l’unico studio effettuato
in materia in modo sistematico.
|
casi di MTS in
Italia suddivisi per sesso (gennaio 1991-dicembre 1996)
|
|
diagnosi
|
maschi (%)
|
femmine (%)
|
totale (%)
|
|
condilomi
|
9505 (34.2)
|
3576 (21.5)
|
13081 (29.4)
|
|
vaginiti non
gonococciche
|
|
7992 (48.1)
|
7992 (18.0)
|
|
uretriti non
gonococciche
|
5467 (19.6)
|
|
5467 (12.3)
|
|
sifilide latente
|
2581 (9.3)
|
1372 (8.2)
|
3953 (8.9)
|
|
herpes genitale
|
2669 (9.6)
|
766 (4.6)
|
3435 (7.7)
|
|
uretriti da Chlamydia
|
2173 (7.8)
|
|
2173 (4.9)
|
|
uretriti
gonococciche
|
2059 (7.4)
|
|
2059 (4.6)
|
|
pediculosi
|
1311 (4.7)
|
328 (2.0)
|
1639 (3.7)
|
|
sifilide al 1° e 2°
stadio
|
1117 (4.0)
|
327 (2.0)
|
1444 (3.2)
|
|
mollusco contagioso
|
673 (2.4)
|
339 (2.0)
|
1012 (2.3)
|
|
vaginite da
Trichomonas
|
|
882 (5.3)
|
882 (2.0)
|
|
cervicite da
Chlamydia
|
|
809 (4.8)
|
809 (1.8)
|
|
cervicite
gonococcica
|
|
135 (0.8)
|
135 (0.3)
|
|
proctite non
specifica
|
59 (0.2)
|
6 (0.0)
|
65(0.1)
|
|
proctite
gonococcica
|
54 (0.2)
|
7 (0.0)
|
61 (0.1)
|
|
malattia
infiammatoria pelvica (PID)
|
|
59 (0.3)
|
59 (0.1)
|
|
cancroide
|
39 (0.1)
|
5 (0.0)
|
44 (0.1)
|
|
linfogranuloma
venereo
|
36 (0.1)
|
6 (0.0)
|
42 (0.1)
|
|
proctite da
Chlamydia
|
32 (0.1)
|
9 (0.0)
|
41 (0.1)
|
|
faringite
gonococcica
|
25 (0.0)
|
8 (0.0)
|
33 (0.1)
|
|
granuloma inguinale
|
4 (0.0)
|
2 (0.0)
|
6 (0.0)
|
|
faringite da Chlamydia
|
= (0.0)
|
0 (0.0)
|
0 (0.0)
|
|
totale
|
27 810
|
16 628
|
44 438
|
|
nota: dati raccolti attraverso una
rete nazionale di laboratori con le seguenti caratteristiche: 48 centri di
cui 44 dermatologici, 3 ginecologici e 5 della Società Italiana di Medicina
delle Migrazioni. Sei centri sono siti in città di più di un milione di
abitanti, due in città con numero di abitanti tra mezzo e un milione, 25 in
città con fra 10 e 500 000 abitanti e 14 in città con poco più di 100 000
abitanti
- M.Giuliani, B.Suligoi - Sentinel
surveillance of sexually transmitted diseases in Italy - EUROSURVEILLANCE
VOL.3 - N°6 JUIN- JUNE 1998 -
|
commento:
-
le
segnalazioni sono maggiormente a carico della popolazione maschile (62.6%): ciò
è verosimilmente dovuto al fatto che molte donne preferiscono, per problemi di
MTS, rivolgersi al proprio ginecologo che non ad altra figura medica, anche se
inserita in un centro appositamente istituito
-
la
patologia più frequentemente rilevata è rappresentata dai condilomi: va d’altra
parte segnalato che l’approccio ad un quadro clinico di infezione delle vie
genito-urinarie esita spesso in un intervento terapeutico, senza
approfondimento diagnostico, risultandone una inevitabile sottostima della
presenza di agenti responsabili di MTS nella popolazione
-
la
presenza comunque elevata di condilomi suggerisce l’ipotesi di uno studio sulla
utilità della ricerca dei tipi HPV, tra i quali è riconosciuta un differente
grado di associazione con il cancro della cervice uterina
-
le
classiche malattie veneree maggiori sono abbondantemente meno frequenti che non
le cosiddette MTS di “seconda generazione” (lue, gonorrea, ulcera venerea,
linfogranuloma inguinale)
DIRITTI
E PROVVIDENZE
1)
esenzione
ticket
2)
Allattamento
neonati da madri sieropositive
3)
invalidità
civile
4)
La dichiarazione di handicap
5)
Il collocamento lavorativo
La domanda di esenzione ticket
La
domanda di esenzione dal pagamento della quota di partecipazione alla spesa
sanitaria (ticket) a causa di patologia (malattia), ai sensi del Decreto
Ministeriale 329/99, viene effettuata con un I°)
modulo compilato da uno specialista. Lo
specialista deve essere di una struttura
pubblica o convenzionata qualunque presente sul territorio nazionale.
L’interessato
si presenta agli II°) sportelli dell’ASL di residenza
munito del modulo e del libretto sanitario. Ci si può recare anche nel
distretto o nei presidi distrettuali diversi da quelli di afferenza
territoriale del comune di residenza. Inoltre l’interessato può, in sua vece,
far presentare la domanda di esenzione da una persona di fiducia.
L’impiegato
dello sportello rilascia un III°) tesserino che
funge da attestato per l’esenzione al pagamento
di quelle prestazioni che sono riportate all’interno del tesserino insieme ad
un numero di codice proprio della patologia per cui viene rilasciato
I codici identificativi per
l’infezione da HIV sono:
|
diagnosi ICD-9-CM
|
patologia ICD-9-CM
|
codice esenzione
|
durata
|
|
020.042
|
Infezione da HIV
|
020
|
Perenne
|
|
020.079.53
|
Infezione da HIV2
|
020
|
Perenne
|
|
020.VO8
|
Infezione asintomatica da HIV
|
020
|
Perenne
|
Il tesserino dà diritto all’esenzione
al pagamento delle ”prestazioni sanitarie appropriate per il monitoraggio della
condizione e per la prevenzione delle eventuali complicanze”.
Allattamento neonati da madri
sieropositive
con Decreto del
Ministero della Sanità 8 giugno 2001, pubblicato sulla G.U. n° 154 del
05/07/2001, che deroga il D.M. 1 luglio 1982 e la successiva modificazione, è
prevista:
la fornitura di
sostitutivi del latte materno a nati da madri sieropositive per HIV, fino al
compimento del 6° mese di età
Ai fini del
rilascio dell'autorizzazione prescrittiva da parte delle ASL, dovrà essere
prodotta una certificazione attestante la condizione del diritto all'assistenza
ai sensi del D.M. 8 giugno 2001, da parte di un medico specialista di malattie
infettive o di ostetricia-ginecologia dipendente o convenzionato col S.S.N., appartenente
a strutture sanitarie di ricovero e cura pubbliche.
Domanda di invalidità civile
Le persone sieropositive per
l'HIV e/o malate di AIDS possono avere diritto al riconoscimento dello stato di
invalido civile ai sensi del Decreto Ministeriale del 05/02/92.
L'interessato deve presentare una
domanda di invalidità civile rivolgendosi direttamente al Servizio
di Medicina Legale dell'ASL o agli sportelli dei presidi distrettuali
Al Decreto è allegata una
"tabella delle percentuali di invalidità ordinate per apparato" che
assegna un punteggio di invalidità in relazione al quale l'invalido può avere
diritto a diversi benefici.
Per ciò che riguarda l'AIDS, la
tabella assegna i seguenti punteggi di invalidità:
|
codice
|
patologia (immunitaria)
|
min*
|
max*
|
fisso*
|
|
9331
|
immunodeficienza secondaria asintomatica con linfociti CD4
> 500/mmcc
|
0
|
0
|
15
|
|
9332
|
immunodeficienza secondaria asintomatica con linfociti CD4
< 500/mmcc
|
41
|
50
|
0
|
|
9333
|
immunodeficienza secondaria conclamata con evidenza di
infezioni opportunistiche o tumori correlati
|
91
|
100
|
0
|
* punteggio di
percentuale di invalidità riconosciuta
NB a questo punteggio può
poi essere aggiunto quello relativo ad altre patologie contemporaneamente
presenti nel malato.
Schematicamente, di seguito vengono elencati i principali
benefici cui l'invalido civile può aver diritto per legge in relazione al
punteggio di invalidità:
|
> 34%
|
esenzione protesi e ausili
|
|
> 45%
|
possibilità di iscrizione alle liste di collocamento
|
|
> 67%
|
esenzione ticket su esami e cure anche non riguardanti la
patologia da HIV/AIDS
|
|
> 75%
|
beneficio economico (in base al reddito)
|
|
100%
|
esenzione ticket su esami e farmaci + beneficio economico (in base al reddito)
|
|
inoltre
|
accompagnamento
|
Come
fare la domanda di invalidità:
q
presentare apposita domanda presso la propria ASL di
residenza (agli sportelli amministrativi o direttamente al Servizio
di Medicina Legale dell’ASL)
q
gli interessati verranno convocati a visita medica
collegiale da un'apposita Commissione medica integrata da un operatore sociale
La dichiarazione di handicap
Nel caso che la malattia procuri situazioni di handicap, si può usufruire di quanto previsto dalla
Legge
104/92: prevenzione, cura e riabilitazione
La legge 104/92,
nell'affrontare la problematica dell'handicap in maniera organica e innovativa,
ha messo al primo posto la prevenzione e successivamente la cura e la
riabilitazione. Nel nostro ordinamento è la prima volta che si riscontra una
così forte attenzione nell'assicurare interventi che possano evitare o ridurre
cause invalidanti e situazioni di handicap.
Come fare per
richiedere l'accertamento dell'handicap ai sensi della L. 104/92:
q
presentare apposita domanda presso la propria ASL
di residenza (agli sportelli amministrativi o direttamente al Servizio
di Medicina Legale)
q
gli interessati verranno convocati a visita medica
collegiale da un'apposita Commissione medica integrata da un operatore sociale
Le persone con handicap
possono beneficiare di diverse agevolazioni in ambito
scolastico (es. integrazione scolastica), lavorativo
(es. precedenza nell'assegnazione di sede), sociale
(es. mobilità e trasporti collettivi, agevolazioni fiscali ecc.).
Il collocamento lavorativo
Nel caso che la malattia procuri situazioni di handicap,
si può usufruire di quanto previsto dalla
Legge 68/99: valutazione delle potenzialità lavorative dei
disabili.
La legge 68/99 ha tenuto
conto dei rilevanti cambiamenti sociali, del mondo del lavoro e delle nuove
istanze nell'apprezzamento della disabilità e dell'handicap, introducendo
significative novità rispetto al passato.
Infatti la definizione
delle menomazioni psico-fisiche del soggetto e della relativa invalidità (la
perdita in percentuale dell'efficienza psicosomatica riferita ad una capacità
lavorativa generica) rappresenta il punto di partenza per un approfondimento
delle capacità utilizzabili in ambito lavorativo, sia valorizzando tutte le
potenzialità occupazionali (attraverso un inquadramento socio-formativo-professionale)
sia indicando i possibili strumenti ed interventi (per favorire l'adattabilità
lavorativa del disabile), sia infine formulando ipotesi di inserimento
lavorativo.
Come fare per
richiedere l'accertamento di "persona disabile" ai sensi della L.
68/99:
presentare apposita
domanda presso la propria ASL di residenza (agli sportelli amministrativi o
direttamente al Servizio
di Medicina Legale
q
gli interessati verranno convocati a visita medica
collegiale da un'apposita Commissione medica integrata da un operatore sociale
Servizio di Medicina Legale ASL di Lecco
via Tubi 43 - Lecco
tel. 0341 482 402
0341 482 404
Orario di Sportello lun
– ven
9.00 – 12.00
Informazioni
telefoniche lun – ven 11.30 – 12.30
|
|
|

|
Guida a Internet e
AIDS
|

Ampi brani del
testo fanno parte di un articolo
apparso sul fascicolo
di Agosto 1999 di
Autonomie locali e
servizi sociali
edito dalla Società
editrice il Mulino (Bologna)
che si ringrazia per
l'autorizzazione alla riproduzione.
Il testo originario è
stato adattato, trasformato in ipertesto
e periodicamente
aggiornato.
Si prega di segnalare
eventuali broken links e suggerimenti al WebMaster
INTERNET e
AIDS. Piccolo manuale per il navigatore.
di Paolo Costigliola
Blog
Lo sviluppo della
"Madre di tutte le reti" parallelamente con la sempre maggiore
diffusione telematica, vuoi per lavoro, cultura, svago, ha già portato oggi ad
una mole gigantesca di informazioni liberamente raggiungibili che variano su
tutti gli argomenti dello scibile umano.
Ovviamente quantità e qualità dell'
"offerta" in rete differisce nelle varie realtà geografiche e ciò non
solo risponde a differenti disponibilità in termini economici e tecnologici e
alle modalità storiche di sviluppo di Internet, ma risente certamente delle
differenze di cultura non solo telematica ma sopratutto di ruolo istituzionale
e di servizio sentito sia dalle realtà pubbliche che private, la cui
affermazione risente della propria storia e del conseguente sviluppo sociale.
Di ciò ne è
testimone la realtà nord-americana: la formidabile quantità di informazioni
raggiungibili non è solo conseguenza delle risorse tecnologiche e della storia
di sviluppo della "rete delle reti" ma è figlia di una più vasta
cultura della divulgazione come primario compito istituzionale del Pubblico
ancor prima che come testimonianza di e fino alla
solidarietà
L'AIDS con la sua
carica di coinvolgimento istituzionale, sociale, emotivo che ha segnato la fine
del primo millennio, non poteva che "suscitare" la messa in rete di
una quantità enorme di risorse. Basi pensare che i motori di ricerca
principali presenti sul Web (Lycoos, Excite, Altavista, Infoseek solo per
citarne alcuni) hanno nei loro archivi tra i 200.000 e i 300.000 link verso
pagine contenenti ogni sorta di informazione selezionabile con le parole chiavi
AIDS e HIV.
E' chiaro che una
tale mole di informazioni finisce per inviluppare il "navigatore" trasformando
la "ragnatela" in un labirinto in cui si rischia di disperdersi.
Compito quanto
mai difficile di questo intervento e quello di offrire una selezione dei siti
Web principali, una specie di "must see" da non perdere, ma che serva
poi come punti di partenza per indirizzare ad altre ulteriori risorse, nella
filosofia, vincente, della telematica ragnatela mondiale. Dato che
chi scrive è medico, impegnato nell'assistenza e nella ricerca nell'ambito
delle problematiche AIDS, la selezione, va da sè, è tagliata maggiormente sulla
propria quotidiana necessità di aggiornamento. Va da sè peraltro che la
maggior parte delle segnalazioni risponde pienamente nei contenuti ad una
utenza più varia e meno specializzata. Infine va ricordato che Internet è
in continuo fermento; le realtà descritte oggi e sopratutto gli indirizzi per
raggiungerle possono rapidamente cambiare così come continuo è il nascere di
nuovi siti informatici. Quanto elencato va considerato quindi come un
fotografia dell'attuale, i cui contorni con il tempo possono sfumare e
cambiare.
La trattazione
non può che iniziare con il Nord-America che è certamente il più ricco di
risorse in rete.
Uno dei siti
principali di riferimento è certamente il CDC
National Prevention Information Network che contiene news, databases,
statistiche, informazioni sulla prevenzione, links verso siti governativi e
non, pubblicazioni consultabili in rete con argomenti l'AIDS la Tubercolosi e
le malattie a trasmissione sessuale (STDs). La sua sottosezione HIV/AIDS
Resources contiene le informazioni specifiche sull'argomento.
Sempre il CDC National Prevention
Information Network ha come lista di distribuzione liberamente sottoscrivibile
il CDC
HIV/STD/TB Prevention News Update, raccolta di lanci di agenzia stampa,
review di articoli, annunci di convegni, ed altro materiale dei
"media" con argomento l'AIDS, la tubercolosi e le STDs; ricevibile
nella propria casella di posta elettronica è da non perdere! Vi è inoltre
una ampia sezione in lingua spagnola (ormai seconda diffusissima lingua negli
USA). Insomma, il sito assoluto di riferimento per tutti coloro che sono
alla ricerca di qualsiasi tipo di informazioni.
I Centers
for Disease Control (ente governativo USA per il controllo delle malattie,
infettive e non) presentano un'altra eccezionale mole di informazioni, fra cui
il Mortality
and Morbility Weekly Report (MMWR) scaricabile e consultabile in rete, che
contiene periodiche statistiche sull'incidenza dell'AIDS in USA, frequenti
articoli sull'AIDS, e nella forma delle Reccomandations and Reports, linee
guida sui diversi aspetti epidemiologici, clinici e terapeutici dell'AIDS.
Ad esso si affianca un'altre costola dei CDC:
la Division
of HIV/AIDS Prevention che focalizza i contenuti sulla prevenzione e che
contiene un'altra copiosa lista di documenti.
Altro sito
principale di riferimento è quello dell'
UNAIDS (The Joint United Nations Programme on HIV/AIDS) che è sponsorizzato
da WHO, UNICEF, UNESCO ed altri enti dell'ONU. Una incredibile mole di
informazioni sono raggiungibili e consultabili in rete, tutte derivate da
azioni programmate dagli organismi ONU: di valore dei contenuti e di qualità di
presentazione senza uguali!
AEGIS
(The AIDS Education Global Information Service) si presenta come un enorme
archivio di documenti direttamente consultabili raggruppati per parole chiave.
La reale frequenza di aggiornamento e l'entità delle risorse obbliga di fatto
ad una sistematica visita quasi quotidiana.
Altra visita
indispensabile va fatta a TheBody
(An AIDS and HIV information resource): anche questo è sito "monstre"
con una raccolta di informazioni quanto mai più dettagliate e complete si
possano trovare.
Un sito
interessante è quello del NIAID (National Institute of Allergy and Infectious
Diseases) ed in particolare le pagine elaborate dalla sua Division
of AIDS . Qui si possono trovare aggiornamenti ed informazioni sui
trial clinici vecchi, in corso e nuovi e sui piani di ricerca sull'HIV e l'AIDS
del National Institutes of Health (NIH) di cui il NIAID ne è uno specifico
settore. I database sulla sequenza genotipica dell'HIV e quello sulle
sostanze anti-HIV sono a dir poco straordinari!
Il National
Institutes of Health (NIH) ha implementato un network collaborativo su scala
mondiale (HIV
Prevention Trials Network - HPTN) per valutare l'efficacia degli interventi
di prevenzione per l'AIDS ad esclusione della vaccinazione. La documentazione
è di straordinaria importanza specie per le iniziative nei Paesi in via di
sviluppo dove la prevenzione è l'unica arma utilizzabile per affrontare
efficacemente l'epidemia.
Il sito dell'NIH
presenta anche una interessante sezione: Office
of AIDS Research che mette in rete i documenti prodotti ed i trial
organizzati dalla massima autorità sanitaria statunitense.
Passando al tema
delle terapie dell'infezione da HIV, il primo sito da suggerire è certamente
quello della Food and Drug
Administration che contiene pagine
specifiche dalle quali trarre informazioni tecniche sui farmaci, sui
trattamenti, sui trial (sia per i farmaci antiretrovirali che su quelli per le
infezioni opportunistiche dell'AIDS).
Due ulteriori
siti sono da raccomandare fortemente per chi cerca informazioni sulle terapia,
sulle sperimentazioni terapeutiche controllate, sui documenti e le linee guida
che indirizzano le scelte terapeutiche dell'infezione da HIV: HIV/AIDS
Treatment Information Service (ATIS) e ACTIS
(AIDS Clinical Trials Information Service).
Sul versante
delle sperimentazioni terapeutiche è da prendere visione del materiale messo in
rete dal The
Adult AIDS Clinical Trials Group (AACTG). Il gruppo è riferimento per
sanitari e pazienti per l'enorme quantità di progetti terapeutici
intrapresi. Sul sito sono consultabili tutti progetti conclusi e
quelli in essere al momento, con indicati tutti i dettagli tipici delle
sperimentazioni cliniche controllate e tutte le conclusioni finali per i progetti
terminati e le analisi in itinere per quelli ancora "aperti".
Un sito che si
distingue per redarre la sezione Daily News è HIV/InSite
del San Francisco Medical Service dell'Università della
California. Anche questa è una ricca clearinghouse contenente
informazioni sanitarie e sociali, ma sopratutto mette a disposizione e aggiurna
la sezione Knowledge
base che riporta ampi brani dell'omonimo volume edito a stampa, un testo
omnicomprensivo di tutti gli aspetti medico-scientifici relativi all'infezione
da HIV.
Sempre fra i siti destinati a medici e professionisti
dell'assistenza non può che essere ricordata la sotto sezione AIDS
di Medscape, sicuramente fra le risorse mediche più importanti.
Fra i siti non
governativi dedicati alle terapie almeno uno va citato per la sua ricchezza e
completezza di contenuti: il canadese Community
AIDS Treatment Information Exchange (CATIE) un esempio importante di guida
ai trattamenti visti dalla parte dei sieropositivi (vedi la sezione
"Learning to live with HIV")
In tema di
trattamenti va segnalato AIDS.ORG
famosa nel mondo per la sua newsletter "AIDS treatment news" fonte di
informazione di riferimento per operatori e pazienti.
Il sito HIVPOSITIVE.COM
è un'altra banca dati interessante che riunisce informazioni proprie e da enti
governativi. Interessante è la sezione su nutrizione e HIV.
Tra i siti medici
merita menzione quello dell' IAPAC
(International Association of Physicians in AIDS Care): anche in questo
centinaia di documenti che vanno dalla ricerca di base ai trial incorso, dalla
prevenzione ai diritti legali e dei sieropositivi.
Il sito
dell'Association of Nurses
in AIDS Care (ANAC) è esempio invece di come l'AIDS abbia coinvolto anche
il mondo infermieristico.
Ovviamente la
mobilitazione sociale che l'AIDS ha determinato negli USA ha prodotto
un'innumerevole quantità di associazioni non-profit dedicate all'assistenza e
al sostegno delle persone sieropositive. Molte di queste hanno una loro presenza
sulla rete. Al pari le molte amministrazioni e quelle a fini educativi
hanno pagine dedicate ai programmi AIDS implementati ad ogni livello (statale,
cittadino, universitario, etc). Elencarli tutti porterebbe a centinaia se
non migliaia di indicazioni. Fra queste per qualità, quantità e
particolarità di informazioni sono da segnalare quelle che seguono.
La
San Francisco AIDS Foundation è nata proprio nel cuore storico
dell'epidemia americana di AIDS: nella comunità gay del quartiere Castro,
che ha pagato il maggior tributo a questa malattia. Attualmente
fornisce servizi per oltre 150.000 sieropositivi, e le sue pagine web
contengono numerose risorse sia a valenza locale che di potata
generale. La galleria
dei posters per la prevenzione è notevolissima: contiene quasi 20 anni
di iconografia.
La Gay
Men's Health Crisis (GMHC) Organization è una delle prime organizzazioni
non-profit che opera fin dal 1981 e offre supporto per uomini, donne e bambini
colpiti dall'HIV nella zona di New York.
Chi non è rimasto
impressionato dall'esposizione delle "coperte commemorative" delle
persone morte di AIDS (molte di queste allestite ancora in vita dai colpiti) e
capaci di coprire superfici espositive immense? Se raggiungerete il NAMES
Project AIDS Memorial Quilt Website potrete dare il vostro contributo
commemorativo alle vittime dell'AIDS: 78.000 nomi e più di 41.000 immagini dei
Quilts sono raggiungibili e visionabili (è presente anche un apposito motore di
ricerca).
Non può mancare
fra i siti delle organizzazioni non-profit la segnalazione di ACTUP!.
Su un problema così coinvolgente i diritti dei sieropositivi (primo fra gli
altri il diritto alla cura) anche organizzazioni radicali tali da farsi carico
di proteste estreme hanno un ruolo importante e insostituibile.
A testimonianza
del coinvolgimento globale vi sono i siti della National
Episcopal AIDS Coalition, del National
Catholic AIDS Network, dell'
Universal Fellowship of Metropolitan Community Churches, ovvero l'approccio
religioso alla prevenzione, cura e assistenza.
Infine, in tema
di prevenzione merita una visita
The Safer Sex Page una originale raccolta di indicazioni sul sesso
sicuro, sul condom e sul suo corretto utilizzo, con una impareggiabile
raccolta di immagini, audio e video clip destinati alla divulgazione
della prevenzione sessuale. Se poi si è interessati
ad un approfondimento sul condom, ci si può orientare la consultazione su Condomania
: curioso, divertente, trasgressivo, ma fortemente educativo!
- : -
Passando alla
realtà a noi più vicina, l'Europa, il panorama cambia radicalmente. La presenza
radicata nel tempo delle informazioni dei siti nord-americani non ha certamente
favorito lo sviluppo di raccolte informative di portata universale (sarebbero
state la replica del ridondante materiale d'oltre oceano?). In realtà
molto è pagato dal ritardo sia tecnologico che, sopratutto, di diffusione
dell'accesso ad Internet. Prevalgono quindi siti, peraltro anche
interessanti, ma legati alle realtà locali, prevalgono i siti "laici"
rispetto a quelli governativi.
Per questione di
collocazione geografica, il primo sito da segnalare, ovviamente, è quello dell'
Organizzazione Mondiale della Sanità . Sia chi opera nell'ambito
della Salute, che chi è semplicemente spinto dall'interesse, trova amplissima
documentazione sulle politiche sanitarie mondiali "gestite"
dall'OMS. L'Organizzazione Mondiale della Sanità offre al navigatore una
propria sezione
sull'AIDS ricchissima di materiale: programmi mondiali, statistiche, linee
guida, brochure informative sono eccellenti per contenuti e per eleganza iconografica.
Straordinaria è la cura nello sviluppo degli interventi rivolti al terzo mondo
colpito duramente dalla pandemia AIDS. Consultabile in rete il Weekly
Epidemiological Record che riporta periodicamente le statistiche AIDS di tutti
i paesi del mondo.
Anche la Banca
Mondiale in collaborazione con UNAIDS ha sviluppato una propria
sezione che contiene oltre a materiale selezionato dai principali organismi
internazionali, documenti specifici di analisi dell'impatto economico
dell'AIDS, in particolare sotto il profilo del costo delle cure e della
prevenzione. Il materiale presente offre una visione della problematica
AIDS da una angolazione diversa, originale e unica rispetto al resto del web:
un sito di riferimento per tale materia.
L' UNESCO sul
proprio sito presenta la campagna di prevenzione "AIDS:
MEN MAKE A DIFFERENCE". La grafica elegante ed accattivante ed i
contenuti dettagliati e curati fanno di questa sezione un passaggio obbligato
per chi ricerca informazioni sulla prevenzione dell'infezione da HIV.
Sempre
nell'ambito della prevenzione va segnalato il sito del progetto Europeer
della Comunità Europea con sede all'Università di Lund in Svezia. Il
progetto è orientato allo sviluppo e diffusione dell'informazione sull'AIDS fra
i giovani e contiene le linee guida specifiche per guidare tale attività.
L'
European Centre for the Epidemiological Monitoring of AIDS ha delega
dall'OMS di elaborare ed organizzare i dati epidemiologici dei casi di AIDS dei
paesi europei. In rete sono consultabili parte dei dati che vengono
aggiornati quadrimestralmente e pubblicati su materiale cartaceo. Oltre
alle statistiche sono presenti pubblicazioni di commento su vari aspetti
epidemiologici dell'AIDS in Europa.
E' in Europa il
sito ufficiale dell'International
AIDS Society, società scientifica che raccoglie gli attori di tutto il
mondo coinvolti dalla ricerca all'assistenza. Oltre alla raccolta
del materiale prodotto dalla società è partenza per raggiungere i siti delle
biennali International AIDS Conference.
IL Global
Network of people living with HIV/AIDS ha il suo sito in Svizzera ma
è in realtà un network mondiale che riunisce esperienze, documentazione e
informazioni formulate da persone con l'infezione da HIV o con AIDS.
Sempre in
Svizzera è redayto il sito HivNet.ch
creato dalla Fondation du Présent di Ginevra per favorire lo scambio di
informazioni sul virus HIV e sull'AIDS. Sul sito HivNet.ch vengono
trasferite tutte le informazioni che circolano nel centro di documentazione e
di informazione Aids Info Docu Svizzera di Berna.
Un sito "al
femminile" da visitare è quello britannico dell'
International Community of Women Living with HIV/AIDS che si impegna
sostenere le donne sieropositive in tutto il mondo. Crudo è lo slogan di
presentazione: "Ogni minuto di ogni giorno due donne sono contagiate
dall'HIV.
Sempre in
Inghilterra vi è NAM
- National Aids Manual, organizzazione che elabora un repertorio delle
sperimentazioni cliniche europee che diffonde a mezzo stampa. Sul suo
sito è consultabile una forma ridotta del manuale, insieme a documenti
divulgativi su HIV e AIDS. Anche il sito di AVERT
dedicato a divulgazione e ricerca sull'AIDS nella realtà inglese merita una
visita accurata.
E' da
raccomandare anche la visita alle pagine della tedesca AIDS-Hilfe
che è certamente la più agguerrita organizzazione non-profit europea, ed il suo
sito ne è chiara testimonianza.
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Arrivando infine
alla realtà italiana lo scenario appare ancora più a basso profilo. Certo
essere il fanalino di coda europeo in tema di informatizzazione di massa e di
accesso ad Internet può solo parzialmente essere una valido alibi. Seppur
queste lacune si aggravino nell'ambito della pubblica amministrazione e negli
organismi dello Stato, in realtà la povertà di risorse messe a disposizione
denuncia l'assenza della "vocazione" (o piuttosto del dovere
d'ufficio?) di rendere disponibili al pubblico i documenti prodotti, e anzi
favorirne in ogni modo l'accesso alla consultazione. Se ciò è tanto
storicamente difficile da aver richiesto interventi legislativi a proposito,
potrà uno strumento divulgativo potente come Internet portare ad una
svolta? Al momento vi sono solo pochi, isolati segnali. Pur
tuttavia volendo dare al navigatore italiano alcuni approdi "in
lingua" verranno elencati siti maggiori (pochi) ma anche tutti quelli
minori degni di visita.
Principale sito
governativo dove è possibile trovare dei documenti sull'AIDS è l'
Istituto Superiore di Sanità. E' consultabile il Notiziario che
riporta a cadenza trimestrale l'analisi statistica dei casi di AIDS in
Italia. Vi sono poi sezioni relative al Centro Operativo AIDS e ai
Progetti di Ricerca AIDS finanziati dall'IIS.
Altro riferimento
istituzionale è ovviamente quello del Ministero della Salute che di recente ha
messo in rete una sezione
sull'AIDS, venendo così a colmare una evidente lacuna informativa
ufficiale.
Italia
contro l'AIDS presenta informazioni sui i principali congressi
scientifici italiani, un sommario direttamente consultabile degli ultimi dati
epidemiologici dell'AIDS in Italia e in Europa, un forum interattivo per
richiesta di informazioni e scambio di opinioni su argomenti inerenti
l'infezione da HIV e l'AIDS. Il sito è in crescita e fra gli obiettivi
prossimi vi è la messa in rete dei principali atti legislativi riguardanti
l'AIDS e una farmacopea dei farmaci anti-HIV registrati in Italia.
La prima divisione di Malattie Infettive
dell'Università di Brescia ha una sezione
interessante delle proprio pagine web che riguarda l'infezione da HIV;
particolarmente curata è la sezione relativa ai farmaci
antiretrovirali.
AIDS on Line! si prefigura come un servizio Internet di
informazione e consulenza sull'AIDS. Consente di chiedere pareri e informazioni
a biologi, medici e psicologi esperti, con garanzia di assoluto anonimato.
Il sito del Coordinamento
Ligure Persone Sieropositive è un repertorio di risorse presenti in rete,
il sito è ben articolato e ricco di link verso risorse italiane ed estere.
Infine viene
riportato un elenco delle associazioni non-profit italiane presenti in rete e
che presentano un corredo informativo interessante.
ANLAIDS
- Associazione Nazionale per la Lotta contro l'AIDS: fra i contenuti vi
sono informazione, prevenzione, ricerca, addestramento, tutela dei diritti,
case alloggio per persone con AIDS.
LILA
- Lega Italiana per la lotta contro l'AIDS. Svolge attività che copre tutto il
territorio italiano: servizio informazione presso scuole, carceri e luoghi di
lavoro, tutela dei diritti, prevenzione, telefono amico,
counselling. Nel sito vi è una sezione
dettagliatissima di link raggruppati per soggetto!
ASA
- Associazione Solidarietà AIDS di Milano è una delle prime associazioni a
carattere locale nate in Italia. Fra le risorse vi è il giornale
Esse-Più, un centro di documentazione, e le modalità di accesso al proprio
centro di assistenza ambulatoriale.
Aid-Aiuto
AIDS-Aid Fondazione - Fornisce notizie su epidemiologia, clinica,
terapia, assistenza ai pazienti; i risvolti psicologici, sociali, spirituali ed
etici; da' informazioni sulla prevenzione e sul vaccino. A cura dei medici
infettivologi che operano presso la II Divisione dell'Ospedale Sacco di Milano.
Archè
gruppo di supporto per bambini sieropositivi offe sostegno, cura,
assistenza, affido, casa alloggio per bambini sieropositivi e i loro genitori.
Il Circolo
Mario Mieli di Roma gestisce un ottimo sito gay con molte risorse su HIV e
AIDS: auto-aiuto, sostegno, consulenza, test, informazioni e centro di
documentazione.
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Al termine di
questa trattazione va segnalata la recente nascita del progetto Seahorse,
una iniziativa promossa dalla Comunità Europea nell'ambito dei Programmi di
Applicazione Telematica. L'obiettivo del progetto è quello di di fornire
informazioni e servizi di supporto nell'ambito della problematica HIV e
AIDS. E' prevista la formazione di una banca dati centrale di colegamenti
a siti inizialmente europei ma poi estesi a tutto il mondo raccolta per
capitoli di interesse in modo da fornire all'utente un percorso adattato alle
principali tipologie di richiesta. Il sito "centrale"
coordinerà una rete telematica con siti nazionali (Grecia, Inghilterra, Italia,
Romania e Spagna) che rappresenteranno non solo un mirror della banca dati
centrale ma offriranno la possibilità di fornire servizi di "presenza in
rete" ai soggetti nazionali privati e pubblici impegnati ad ogni livello a
far fronte all'epidemia AIDS.
IT ALIA contro
l' AIDS - Last Update: 08 May 2001
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Scientifiche | Links
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Posta al WebMaster
Lo schema della
organizzazione degli interventi lotta all’infezione da HIV
Mappa cognitiva
delle attività svolte dalle articolazioni organizzative dell’ASL sul percorso
dell’utente da sieronegativo a malato
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(sieronegatività o sieropositività non nota)
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1 - Informazione
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2 - Educazione
alla salute
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3 - Offerta di
test
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4 -
Post-esposizione
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Target:
popolazione generale -
MMG
Gruppi a rischio Ë -
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Target:
popolazione generale
studenti -
gruppi a rischio Ë
familiari di sieropositivi Ë
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Target:
popolazione generale -
per gruppi specifici:
- gravide H
-
tossicodipendenti Ë
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follow up dipendenti B
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protocollo PPE(S) D.M
-
follow up categorie a rischio Ë
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1 - sieropositivi
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2 - in AIDS
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- consegna con counselling
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- notificaL
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- assistenza psichiatrici invalidi terminali
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- informazioni sulla terapia e accompagnamento-
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- inserimenti in:
Case di accoglienza – Attività
diurne – Hospice
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ã
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- sostegno familiare-
|
- sostegno familiareã
|
- Integrazione con volontariato
|
|
- sostegno psicologico-
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- partner notification e contact trac.
|
- Integrazione con strutture specialistiche
|
|
- partner notification e contact tracing
|
- Assistenza domiciliareã
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Gruppo
C Lecco
Centro Prev AIDS Merate
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- Assistenza sociale ã
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